Il fine vita del legno lamellare

un confronto tra ricerca e pratica industriale
Introduzione
L’Accordo di Parigi (UNFCC, 2016) ha segnato una svolta cruciale contro il cambiamento climatico globale, fissando l’ambizioso obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale ben sotto i 2°C. Riconoscendo l’urgenza di un’azione multilaterale, l’Unione Europea ha successivamente emanato il Green Deal Europeo (dal 2021), definendo obiettivi più stringenti per la decarbonizzazione, tra cui l’abbattimento delle emissioni di gas serra (-55% entro il 2030) e la neutralità climatica entro il 2050. Per raggiungere questi ambiziosi propositi, il quadro normativo europeo propone il modello di un’economia circolare basata su riduzione risorse, estensione vita prodotti, riuso, riciclo efficiente e fonti rinnovabili. Il settore edilizio, responsabile di circa il 37% delle emissioni globali, richiede l’adozione di strategie di mitigazione che orientino le scelte progettuali verso una maggiore sostenibilità. Supportate dall’analisi del ciclo di vita (LCA), tali strategie possono contribuire in modo significativo a ridurre l’impronta ambientale di materiali e edifici. In questo contesto di crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, il legno lamellare, nelle sue diverse configurazioni, emerge come un materiale costruttivo di primaria importanza per il mercato globale ed europeo in particolare. Nello specifico, i pannelli in legno lamellare incrociato (Cross Laminated Timber, CLT) e il legno lamellare incollato (Glued Laminated Timber, Glulam, GLT) rappresentano circa il 70% del legno utilizzato nel settore delle costruzioni europeo.
Pubblicato in Modulo 455