Sidera rappresenta una risposta a un contesto privo di identità e valore architettonico, configurandosi come un contributo rigenerativo per il territorio.
Il progetto è caratterizzato da un rigido e tassativo programma funzionale presentato dalla cooperativa:
-l’edificio doveva garantire massima flessibilità nella configurazione degli uffici, evitando la formula dell’open space e garantendo spazi lavorativi esclusivi per 1 o 2 persone;
-ognuno dei sei dipartimenti in cui si articola l’azienda doveva essere ospitato unicamente su un livello;
-il progetto doveva prevedere una sala assemblee da 200 posti e uno spazio refettorio che potesse essere convertito in spazio per ufficio qualora necessario.
La scelta, sin dalle prime fasi, è stata quindi quella di non privilegiare la ricerca formale in sé ma lasciare che l’edificio si svelasse adattando le sue linee alle esigenze funzionali e logistiche imposte. La forma che oggi apprezziamo è il risultato di un processo creativo che paradossalmente assorbe la razionalità e il pragmatismo della cooperativa, facendo dell’headquarter stesso la prima rappresentazione del rigore scientifico dell’azienda.
Solo tre sono i materiali che connotano la superficie esterna: alluminio (sei chilometri di pinne verticali), cemento pigmentato nero e vetro (circa 5000 metri quadrati di superficie vetrata in facciata).