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Dibattito aperto, a partire dalla Convenzione tra il Consiglio nazionale degli architetti e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, sulla tutela della qualità del progetto e sul ruolo dei professionisti dell’architettura, anche quando si lavora in situazioni di emergenza e povertà.
Portare qualità, ricerca e bellezza dove queste possono fare la differenza. Investire sul progetto anche quando le risorse sono scarse. Trasformare lo spazio costruito in una opportunità di crescita, coesione, inclusione e consapevolezza civica. Dalle baraccopoli di qualche megalopoli africana ai campi di accoglienza, dalle città rase al suolo dai conflitti a quelle distrutte da qualche disastro ambientale, la ricostruzione o lo sviluppo devono poter ambire ai medesimi standard di qualità, dove il progetto diventa sinonimo di attenzione alle persone e all’ambiente.

In questa sfida, che oltrepassa ogni confine, l'architetto gioca un ruolo fondamentale, perché l'architettura è in grado di dare risposte a bisogni primari dell'uomo e non può essere considerato un privilegio esclusivo, ma un diritto per tutti. Trovare riparo, ricevere un'istruzione, vivere in salute sono diritti che richiedono “contenitori” adeguati, e l'architettura sarebbe ben poca cosa se si limitasse a creare contesti di benessere. Oggi è maggiormente riconosciuto il suo valore esteso, oltre all’impegno di tanti professionisti nelle attività della cooperazione internazionale. Di questo si discuterà il 25 maggio 2021, dalle 14.30 alle 18.30, in un incontro formativo sul tema dell’architettura nella cooperazione internazionale, alla luce delle linee guida introdotte nel 2020 con la Convenzione tra il Consiglio nazionale degli Architetti (Cnappc) e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), organizzato dall’Ordine e dalla Fondazione dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. Per l’occasione saranno presentati progetti e condivise esperienze utili per i professionisti che operano o intendono operare nei contesti di cooperazione internazionale e in situazioni di emergenza.

L’architettura come servizio. 
Temi sociali al centro, dunque. «Come Ordine di Milano seguiamo e promoviamo da tempo questi argomenti, dando spazio a quella che potrebbe erroneamente sembrare una parte laterale della professione dell’architetto. Oggi grazie alla Convenzione è stato fatto un altro passo nel riconoscere valore e dignità dell’apporto del progetto nella cooperazione internazionale», racconta il Presidente dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Milano, Paolo Mazzoleni. 

«In questo, come in altri aspetti, il nostro Paese è purtroppo in ritardo. Altrove, dalla cooperazione è nata ricerca, innovazione tecnologica e molta ottima professione. Oggi torniamo a ribadire che l’architetto che lavora nei progetti di emergenza e cooperazione non è un semplice volontario o un amatore, è professionista che mette a disposizione competenze di altissimo livello, anche se è evidente che chi sceglie di lavorare in quei contesti, lo fa con un surplus di impegno, di cuore e di generosità, e questo porta spesso a progetti di grande qualità», conclude Mazzoleni.

La Convenzione tra il Consiglio nazionale degli architetti e l’Agenzia italiana per la cooperazione fa chiarezza sulle ambiguità che per troppo tempo hanno reso difficile il lavoro degli architetti nella cooperazione. «Oggi finalmente è stato riconosciuto un ruolo», racconta Alessio Battistella di Arcò, anticipando i contenuti dell’incontro che vedrà la partecipazione di architetti attivi in ambito umanitario insieme a esponenti di Ong del settore. «La pandemia ci ha barricati nelle nostre case, ma le Nazioni Unite ricordano che per ottanta milioni di persone costrette alla fuga da qualche emergenza antropica o naturale questo è stato un lusso che in molte parti della terra non è stato possibile permettersi. In quest’ottica il lavoro degli architetti impegnati in contesti umanitari non è, come in molti erroneamente ancora credono, un esercizio romantico e velleitario, ma una funzione fondamentale», spiega Luca Bonifacio di Hope and Space.

Dopo la grande eco mediatica che ha avuto l’ultimo sogno umanitario di Gino Strada con la costruzione dell’ospedale di Emergency in Uganda, ma anche la presenza di diverse esperienze da ogni parte del mondo in mostra alla Biennale Architettura 2021 appena inaugurata, il tema è ritornato di attualità. «Concentrarsi sulla componente sociale dell’architettura nei Paesi del Sud del mondo, è un tema da tempo sotto i riflettori, oggetto di studi, ricerche e prototipi, per portare qualità formale, ma anche qualità sostenibile e tecnologica ovunque», spiega Battistella. 

«La Convenzione è un risultato importante, a cui hanno lavorato tanti professionisti, anche milanesi, attivi da anni nella cooperazione internazionale, che si inserisce nel solco degli obiettivi dell’Agenzia 2030 delle Nazioni Unite, a cui l'architettura può concorrere vista l'interdisciplinarietà e la pluralità di competenze tecniche e culturali che esprime. Elementi indispensabili per fronteggiare le sfide complesse quali catastrofi, conflitti, impatti del cambiamento climatico, in cui la cooperazione si trova ad agire» aggiunge Battistella.

L’Ordine degli Architetti Milano e provincia ha deciso di dare visibilità alla Convenzione siglata dal Consiglio nazionale degli Architetti, per sostenere la scelta e l’impegno, in un percorso di continuità.