Si apre la terza edizione della Biennale dello Stretto che prenderà vita sino al 13 dicembre in location diverse tra Reggio Calabria e Messina. La manifestazione è un progetto culturale ideato da Alfonso Femia e promosso dalla Fondazione "Le città del futuro" in partnership e con il sostegno di enti pubblici e privati, e che quest’anno ha il patrocinio del Ministero della Cultura.
Oreste Vartellini, presidente IN / ARCH Calabria, ha anticipato ad Alfonso Femia, presidente di Fondazione "Le Città del Futuro" e ideatore della Biennale, l’assegnazione del premio regionale Bruno Zevi per la diffusione della cultura architettonica. La cerimonia di premiazione ufficiale si terrà a Cosenza, alla Conference Hall Pierluigi Nervi. Un percorso denso di entusiasmo, passione e ricerca che ha consentito alla Biennale di ritornare negli spazi di Forte Batteria Siacci a Campo Calabro, al Museo Archeologico Nazionale a Reggio Calabria e al Monte di Pietà a Messina. La struttura della Biennale è semplice: un percorso espositivo di architettura, fotografia e arte, indoor e outdoor, nel forte umbertino di Campo Calabro — il più grande e scenografico della catena di 24 forti costruiti, dopo la metà dell'Ottocento, sullo Stretto di Messina — e un programma di giornate di dibattito e approfondimento che si svolgono dall'inaugurazione alla conclusione della manifestazione, a scansione mensile. Nata per volontà ed iniziativa dell’architetto Alfonso Femia, promossa da Fondazione Le Città del Futuro, realizzata da 500x100sb in partnership e con il sostegno di enti pubblici e privati, non è un evento, ma un progetto culturale, laboratorio che attiva processi e orienta verso contributi concreti al territorio.
Il tema di questa edizione è Mutazioni - termine preso in prestito dalla biologia, mitigato nel suo significato severo di alterazione genetica - per esprimere l’irrevocabilità e la profondità del cambiamento e continuare a scandagliare le potenzialità dell’area mediterranea prendendo in esame tutti gli elementi che la descrivono, talvolta contrastanti, – paesaggi, culture, architetture, città – e ipotizzarne lo sviluppo futuro. Il tema prende spunto da una premessa concettuale che è, in realtà, un’evidenza: dalla fine del secolo scorso, l’andamento dei cambiamenti è diventato imprevedibile con effetti collaterali altrettanto inaspettati. Alla linearità evolutiva si sta sostituendo una sequenza di espansioni e contrazioni e al progresso un ventaglio di possibili scelte alternative, in cui le trasformazioni e i processi sono, spesso, frammentati o interrotti. Tra le situazioni più significative, perché esposte a posizionamenti critici e progettuali del tutto nuovi, vi sono quelle generate da coppie dialettiche di forme-idee che sono gli assi di sviluppo del tema.