Pubblicato il 19 dicembre 2016

Il futuro del progetto parte dall’estero: il pensiero di Giorgio Finotti

Modello anglosassone e BIM: con personalizzazioni e gradi di libertà rappresentano il domani del progetto. Da esportare anche in Italia.
Modulo: Estero quando? E come? 
Giorgio Finotti: Manens-Tifs emerge dalle successive integrazioni di società leader nell’impiantistica con una particolare attenzione all’ambito energetico, acustico e alla sostenibilità ambientale. La società, che conta 160 addetti nelle due sedi operative italiane di Verona e Padova, negli ultimi anni ha ampliato le proprie competenze anche ad altri settori, ma sempre con un continuo riferimento al suo “DNA energetico”. Lavoriamo in ambito pubblico (edilizia ospedaliera, universitaria, laboratori, ecc.), privato (società di sviluppo immobiliare, banche e assicurazioni, ecc.), infine la società ha acquisito un’ulteriore specializzazione per i progetti di impianti HVAC a bordo delle grandi navi da crociera (Fincantieri, ecc.). 
Abbiamo strutturato un’organizzazione operativa che ci consenta di sviluppare le attività progettuali sostanzialmente “in-house”, che garantisce un miglior “controllo di qualità del progetto”, la formazione continua dei nostri professionisti e una più agevole implementazione delle innovazioni tecnologiche. La situazione del mercato nazionale ci ha però costretto, circa quattro anni fa, a ricercare opportunità alternative attraverso nuove alleanze e partnership con altre società di ingegneria e architettura che ci hanno permesso di approdare su nuovi mercati nell’area del Golfo e in Nord Africa (Qatar, Algeria, Arabia Saudita, ecc.). abbiamo aperto un branch office a Riyadh sulla scorta di un’opportunità acquisita in Arabia Saudita; il nostro committente è il Ministero degli Interni. Ci occupiamo di Project Management per la realizzazione di due cittadelle ospedaliere; si tratta di opere di dimensioni imponenti: 2,5 mil.mq di terreno ciascuna, 1,2 mil.mq slp, 15.000 addetti in ciascun cantiere. 

Modulo: Il vostro ambito di espansione è rappresentato da territori “colonizzati” progettualmente del metodo anglosassone. Qual è il suo pensiero a riguardo? 
Giorgio Finotti: Non si tratta di opinioni…abbiamo dovuto sposare il modello anglosassone, adeguandoci con una formazione adeguata. Ed è anche l’unico metodo che consente di realizzare, in tempi accettabili e in termini efficienti, progetti oversize come quelli a cui ho fatto riferimento. Si tratta di una metodologia molto proceduralizzata con chiara evidenza delle singole responsabilità. Il modello può, anzi deve, essere personalizzato, approfondendone gli aspetti di maggior coinvolgimento e mettono a punto. Si può anche migliorare il modello in ambiente dinamico e non statico. Rappresenta comunque il futuro del modo di lavorare. Tutto questo nel massimo rispetto della dimensione architettonica. 

Modulo: Come pensa debba essere interpretato il sistema BIM? Una componente essenziale del progetto, uno strumento evoluto? 
Giorgio Finotti: Più di uno strumento, lo definirei un nuovo modello di approccio al progetto che coinvolge in modo profondo l’organizzazione e la formazione dello studio. Lo studio professionale si trova nella condizione di dover mutare verso il sistema BIM. Nei paesi del Golfo e nelle aree che hanno subito l’imprinting del modello anglosassone è il Committente stesso che chiede di lavorare in BIM. Il progetto è realmente integrato e diminuisce la possibilità di errori. Questo dovrebbe anche consentire, come conseguenza, un risparmio sull’opera complessiva. Ed è in effetti così, se non si verificano discontinuità, cioè se tutti gli attori sono in grado di interagire in modo omogeneo. Tuttavia, esiste anche un’altra variabile che non è affatto trascurabile, soprattutto in ambito europeo ancor di più che italiano: spesso è il Committente stesso che varia gli obiettivi in corso d’opera, con evidenti instabilità del percorso progettuale ed esecutivo e con le inevitabili conseguenze in termini di tempi e costi maggiorati. Inoltre, il BIM prevede dei tempi fisiologici soprattutto nella fase di avvio del progetto. Le imposizioni italiane, ad esempio nell’ambito di gare pubbliche, chiedono una contrazione estrema dei tempi, demandando a momenti successivi eventuali modifiche. L’adozione del BIM sarebbe difficile. Tuttavia, si registra un progressivo aumento di sensibilità in tutti i paesi europei e ritengo che possa essere indicata come la direzione futura del progetto. 

Modulo: Gli italiano vanno all’estero da soli? 
Giorgio Finotti: Non esiste alcun sostegno da parte delle istituzioni italiane. Si va all’estero da soli. Quando si approccia un paese straniero si verifica sulla propria pelle l’assenza di qualsiasi tipo di introduzione, non si è coadiuvati dalle ambasciate, le società d’ingegneria e di architettura sono poco interessanti per richiamare l’interesse delle istituzioni governative. I funzionari delle ambasciate sono impreparati a trasferire conoscenze e informazioni sul paese. Eppure, un’attività seria a monte del processo di esplorazione e di espansione, un tema generale di accompagnamento, di relazioni “facilitatorie”, sarebbe utilissimo. Per trasformarci in italiani vincenti nel mondo, visto che ne abbiamo tutte le potenzialità. 


Pubblicato su Modulo 398
SCARICA IL PDF
Vai alla scheda dello studio di progettazione: MANENS-TIFS
Categorie: Architettura