Pubblicato il 19 dicembre 2016

Gli italiani sanno fare squadra: il pensiero di Leonardo Cavalli e Giulio De Carli

Per lavorare all’estero servono dimensioni adeguate. Tra le soluzioni che mitigano il problema della massa critica vi è la partnership con altri studi.
Modulo: Internazionalizzazione come opportunità estemporanea o strategia? 
Leonardo Cavalli: La decisione di orientarci in modo deciso verso una dimensione internazionale dello studio risale al 2010. Si è trattato di una scelta di natura strategica, legata ai mutamenti del contesto nazionale e alle opportunità che si prefiguravano all’estero. 
Abbiamo aperto una sede con un socio stabile a Dubai: l’individuazione di un partner locale è un fattore fondamentale per lavorare fuori dall’Italia. Questo perché la continuità di presenza è essenziale nella relazione con il cliente e consente anche una maggior riconoscibilità della struttura che, in qualche misura, viene assimilata come “locale”. Dopo cinque anni, siamo molto soddisfatti della scelta, stiamo proseguendo sulla strada dell’internazionalizzazione, aprendo un nuovo studio a Londra con un partner locale con responsabilità diretta nella struttura organizzativa. 

Giulio De Carli: Abbiamo costruito una struttura organizzativa che funziona in modo continuativo e non solo per opportunità. Molti studi si muovono sulle medesime “rotte” evitando investimenti economicamente e finanziariamente impegnativi. Vorremmo sottolineare che l’investimento, basato su scelte ponderate, è il fattore chiave per un buon progetto di internazionalizzazione. 
Il “bilancio in pareggio” è il primo obiettivo al quale puntare, ma per consolidare la presenza in nuovi mercati e raggiungere margini interessanti è necessaria costanza negli impegni e negli investimenti. Nelle dinamiche di sviluppo all’estero, un altro elemento essenziale è quello delle “relazioni”, inclusi i rapporti con le nostre istituzioni che possono determinare, talvolta, nuove opportunità di lavoro e incidere sui processi amministrativi e contrattuali. In questo quadro, il mantenimento e il sostegno delle relazioni anche dall’Italia e, contestualmente, l’assidua presenza nei nuovi mercati del management della società e non solo del team operativo, sono un’altra carta vincente, perché rendono disponibile per il cliente un interlocutore costante che sovraintende e può garantire risposte progettuali tempestive. 
Un altro fattore determinante è la dimensione della struttura organizzativa dello studio, questione troppo a lungo sottovalutata. Non si può lavorare all’estero con numeri ridotti. La massa critica dello studio garantisce in molti casi la qualità e l’affidabilità della risposta al cliente nei tempi richiesti. Ma se è vero che la dimensione crea fiducia nella committenza estera, è ancor più vero che sono l’affidabilità economica e finanziaria la possibilità di “espandere lo studio ad hoc”, anche in modo temporaneo, per tener fede agli impegni presi, che determinano un vantaggio competitivo forte. La nostra dimensione è ancora insufficiente, pur essendo il nostro staff composto da oltre cento professionisti. Fra le soluzioni che mitigano il problema della dimensione vi sono le partnership con altri studi. Per fortuna gli italiani sanno fare squadra. 

Modulo: Riprendendo il tema dell’investimento, quali sono gli strumenti istituzionali e creditizi ai quali si può attingere in Italia? 
Giulio De Carli: Questa è veramente una nota dolente, la carenza di supporto effettivo alle iniziative in internazionalizzazione da parte degli Istituti di Credito e gli interventi ancora insufficienti da parte del Governo. Il sistema bancario italiano è debole rispetto al supporto necessario per i progetti internazionali. Per emettere dei tender e performance bond, per esempio, le valutazioni necessarie da parte degli Istituti sono spesso incompatibili con i tempi disponibili e le garanzie richieste hanno quasi sempre impatti non sostenibili per le società. Oltre a questo, la parte amministrativa e burocratica del contatto è drammaticamente impegnativa e complessa. Anche il tema di cash/flow del progetto è complesso da affrontare, perché la dinamica di una “produzione intellettuale” qual è il progetto di architettura non viene compresa dagli Istituti di Credito. D’altronde, in Italia non esiste una preparazione adeguata, nel senso che gli interlocutori a cui ci si rivolge non hanno, spesso, gli strumenti per affrontare questo tipo di consulenze. La “finanza del progetto” avviene attraverso lo sconto delle fatture, strumento costoso e inadeguato. 

Modulo: Qual è il vostro assetto societario? 
Leonardo Cavalli: One Works è una società di architettura, una S.p. A., con bilanci certificati dal 2007. Lo studio si configura secondo un modello professionale e non industriale, questo semplicemente perché uno studio di architettura offre un servizio e il percorso non deve essere snaturato secondo dinamiche improprie. 

Modulo: Sotto il profilo progettuale, quanto “vale” la sostenibilità nel progetto? 
Giulio De Carli: Il tema della “sostenibilità” trova ampi spazi nei progetti delle grandi infrastrutture che stiamo sviluppando nel Golfo, grazie al fatto che intere opere possono essere progettate da zero e spesso con interazioni con il contesto che possono essere indirizzare costruendo sistemi “sostenibili”. 
A differenza di quanto avviene in ambienti più stratificati e complessi, come in Europa per esempio, nel Golfo abbiamo l’opportunità di progettare impiegando materiali e tecnologie allo “stato dell’arte” che genereranno, una volta completate le opere, forme di città e funzionalità a cui ancora non siamo abituati. I nostri clienti nel Golfo stanno cercando di prendere il meglio in giro per il mondo, molto dall’Italia, e i temi della sostenibilità, della Smart City, della produzione e dell’impiego di energia, trovano applicazioni che stiamo cogliendo come sfida, con molta ricerca e impegno progettuale. 

Pubblicato su Modulo 398
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Categorie: Architettura