Pubblicato il 19 dicembre 2016

Fattore tempo: il pensiero di Ico Migliore

Per Ico Migliore è la velocità degli accadimenti nel Paesi stranieri che determina il tempo della ricerca e del pensiero progettuale: l’adeguamento e la corrispondenza con le esigenze, l’evoluzione e le dinamiche extranazionali sono condizioni essenziali per dialogare con il mondo.
Modulo: Vocazione personale o scelta professionale quella per l’estero? 
Ico Migliore: Lavoriamo fuori dall’Italia per aziende italiane. Il nostro ambito di interesse e di applicazione, legato alla specificità del nostro progetto, ha dei tempi e delle misure diversi e successivi a quelli della costruzione delle infrastrutture: approdiamo nei Paesi stranieri “dopo le strade e i centri commerciali”. Lavoriamo sui temi dell’Urban Design e della Comunicazione per dare un’anima o conferire un carattere più forte e leggibile ai diversi contesti. Costruiamo dei percorsi narrativi e valorizziamo dei contenuti, interpretando gli edifici come “luoghi in cui accadono le cose”. Non esiste una pianificazione chiusa della Comunicazione perché si tratta di un pensiero continuamente mutevole con una forte necessità di adeguamento all’evoluzione delle esigenze. Non si può confinare il nostro tipo di progetto in una problematica di “numeri”, neppure nella dimensione più pragmatica e operativa: la creatività è in contrasto con i numeri, si lavora per concept. La qualità italiana del concept, del pensiero, viene riconosciuta di alto livello dalle aziende nel mondo. 
Dal punto di vista operativo ci muoviamo con una rete di on site architects, un ponte di accounting che individua e gestisce i rapporti con le società, i musei, le nostre tipologie di clienti. In un’estensione ampia, ma assolutamente concreta, l’internazionalizzazione passa, in prima battuta, attraverso le persone dello studio: il nostro è un laboratorio in cui confluiscono professionisti che provengono da tutto il mondo e il valore aggiunto di esperienza di vita e di lavoro che si intersecano, si integrano o si sommano è un elemento essenziale. Si determina un’apertura di pensiero che rende più semplice “uscire dai confini”, meno forte il gap tra Italia e Paese straniero. Non ultimo si attivano più facilmente contatti e relazioni e si accorciano i percorsi di individuazione delle opportunità. Perché, fondamentalmente, l’internazionalizzazione passa attraverso il movimento delle persone e la presenza di soggetti stranieri nella fase di “pensiero” contribuisce a connotare la produzione come internazionale e a conferire una visione internazionale del progetto. 

Modulo: Come si va all’estero? 
Ico Migliore: Uno degli strumenti per muoversi all’estero è sicuramente la partecipazione a gare e concorsi, esempi di riferimento, per il nostro studio, il museo Chopin in Polonia. Ogni esperienza positiva reca in sé la potenzialità per espansioni ulteriori e successive e consente di prendere le misure e consolidarsi negli altri Paesi. Si tratta di una dinamica particolarmente adatta al tipo di progetto che elabora il nostro studio. Sempre in relazione alla nostra peculiarità progettuale è importante comprendere il momento in cui entrare. L’internazionalizzazione del progetto passa, anzi esige, un approccio multidisciplinare che metta in relazione la multimedialità, la renderizzazione, la realtà virtuale e coniughi in modo armonico gli strumenti contemporanei. 
Un altro tema, sorprendentemente disatteso, talvolta anche nell’ambito della formazione universitaria, è quella del tempo: la qualità della ricerca deve necessariamente adeguarsi alla velocità degli accadimenti dei Paesi stranieri. L’adeguamento e la corrispondenza con le esigenze, l’evoluzione e le dinamiche extranazionali sono condizioni essenziali per dialogare con l’estero. 

Modulo: la qualità del progetto italiano è una variabile competitiva importante… 
Ico Migliore: il valore della storia italiana e del prodotto italiano (inteso come pensiero progettuale) coniugati con il portato di innovazione che gli studi italiano sono in grado di elaborare, sono elementi fortemente competitivi che compensano lacune organizzative e di dimensione delle strutture. Paesi con cui collaboriamo in questo momento sono il Giappone, la Corea, il Brasile, la Cina e la Russia, attraverso “Indagini” sui luoghi o restituzioni di esperienze che riportano visioni più ampie dei contesti. Volendo individuare dei passaggi per la strutturazione di un processo di internazionalizzazione, il primo step è quello di “andare fuori” con gli italiani, selezionati da aziende italiane insediate all’estero; il secondo è quello di traghettare la propria esperienza, con la citazione di referenze completate, ad aziende straniere, quindi attivando contatti in loco; il terzo passaggio che si sovrappone al secondo è quello di strutturare una rete di local di riferimento; il quarto, infine, ove si creino le condizioni e si valuti come opportuno l’investimento, è quello di creare dei branch offices. 
Rispetto alla competenza specifica del progetto, il tema della ricerca e del possesso di una propria identità e riconoscibilità è essenziale per lo studio di architettura. La ricerca di un linguaggio visibile e comprensibile a tutto è una chiave di volta per essere accolti e avere successo all’estero: portare un progetto in Paesi stranieri è come tradurre un libro in lingue diverse, la qualità della traduzione fa la differenza in termini di leggibilità e di apprezzamento. 


Pubblicato su Modulo 398
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Categorie: Architettura