Incoronato il Cile per la seconda volta: dopo Alejandro Aravena, che l'aveva conquistato nel 2016, è di queste ore la notizia della nomina di Smiljan Radic Clarke, tra gli architetti più visionari e innovatori del Sud America, con un approccio al progetto fuori dagli schemi.
Clarke è stato l'autore di una delle Vatican Chapels alla Biennale di Architettura del 2018, dove - ispirandosi agli altarini votivi spontanei costruiti lungo le strade del Cile - aveva realizzato un padiglione sacro interamente in cemento armato modellato dalle bolle d'aria del pluriball.
Per Radić l'architettura vive in una tensione continua tra opposti, tra ciò che è destinato a durare nei secoli e ciò che è fragile e temporaneo. In questo spazio di contrasto nasce la possibilità di creare esperienze capaci di suscitare emozioni e di invitare le persone a fermarsi, anche solo per un momento, a osservare il mondo con maggiore attenzione. Nei suoi progetti l'architettura perde la rigidità dell'oggetto funzionale e si avvicina alla dimensione della scultura. Le superfici appaiono spesso grezze, imperfette, cariche di una fisicità che ricorda la pietra scolpita o un frammento di paesaggio. È come se gli edifici emergessero dal terreno più che essere semplicemente costruiti. Con l'assegnazione del Pritzker Architecture Prize 2026, Smiljan Radić Clarke entra così nella lista degli architetti che hanno segnato in modo significativo il dibattito architettonico internazionale, rafforzando il ruolo della scena cilena nel panorama globale dell'architettura contemporanea.