L’appalto integrato nel nuovo assetto della disciplina delle opere pubbliche

Il 5 maggio 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D. Lgs n. 56 del 19 aprile 2017, ovvero il Decreto correttivo al Codice dei Contratti pubblici, approvato l’anno precedente con il D. Lgs 50 del 18 Aprile 2016. Il nuovo testo normativo introduce modifiche sostanziali e merita una riflessione particolare sull’evoluzione che ha subito l’appalto integrato (o appalto di progettazione e costruzione). Oltre a rappresentare una delle procedure con cui la stazione appaltante può realizzare un’opera pubblica, ovvero l’affidamento allo stesso operatore del progetto esecutivo e dell’esecuzione, l’appalto integrato rappresenta un po’ l’emblema del nostro modo di operare, quindi analizzarne le vicende può aiutare a capire alcune criticità croniche della disciplina delle opere pubbliche.
Ma analizziamo i fatti: l’art. 38 del Decreto Correttivo, che modifica l’art. 59 del D.Lgs. 50/2016, introduce l’art. 1 bis, che di fatto risuscita l’appalto integrato, soppresso nella prima stesura del 2016. L’articolo suddetto stabilisce che “Le stazioni appaltanti possono ricorrere all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione di lavori sulla base del progetto definitivo dell’amministrazione aggiudicatrice nei casi in cui l'elemento tecnologico o innovativo delle opere oggetto dell'appalto sia nettamente prevalente rispetto all'importo complessivo dei lavori”. L’art. 1 ter sancisce che “il ricorso agli affidamenti di cui al comma 1-bis deve essere motivato nella determina a contrarre. Tale determina chiarisce, altresì, in modo puntuale la rilevanza dei presupposti tecnici ed oggettivi che consentono il ricorso all’affidamento congiunto e l’effettiva incidenza sui tempi della realizzazione delle opere in caso di affidamento separato di lavori e progettazione”. Il comma 4 bis dell’art. 216 prevede, inoltre, un regime transitorio per cui “il divieto di cui all’art. 59, comma 1, quarto periodo, non si applica per le opere i cui progetti definitivi risultino definitivamente approvati dall’organo competente alla data di entrata in vigore del presente codice con pubblicazione del bando entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione”. Premesso che ogni cambiamento deve necessariamente prevedere un periodo di transizione adeguato, per dare compimento a interventi già approvati, l’analisi che segue e la relativa riflessione riguarda il futuro, ovvero si concentrerà sulle novità previste dall’articolo 1 bis. Volendo racchiudere la recente storia degli appalti pubblici in due parole, possiamo dire che siamo di fronte a una “evoluzione circolare” poiché questa modifica sull’appalto integrato ci permette di fare un grande balzo indietro nel tempo. A rischio di annoiare i lettori, credo sia necessario ripercorrere rapidamente questi ultimi due decenni, a partire dal 1994, anno di approvazione della Legge n. 109, che di fatto ha introdotto per la prima volta un codice unico degli appalti e ha avviato un modus operandi ancora visibile oggi. L’articolo 19 della cosiddetta Legge Merloni stabiliva, al comma 1, che “I contratti di appalto di lavori di cui alla presente legge hanno per oggetto l'esecuzione di lavori da parte dell'impresa contraente sulla base di un progetto esecutivo, ad eccezione di quelli riguardanti la manutenzione periodica e gli scavi archeologici.” Nella prima versione della Legge era chiara la volontà di lasciare il progetto nelle mani della committenza e si dichiarava nettamente che i lavori dovevano essere affidati ponendo a base di gara un progetto esecutivo.
Pubblicato su Modulo 410, novembre/dicembre 2017

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