Focus: RECUPERO
Pubblicato il 19 febbraio 2020

(formazione) La Torre Aragonese nel complesso della Cattedrale di Sora

Il baluardo difensivo, risalente con ogni probabilità al XV sec., la Torre Aragonese, è un edificio a base circolare, posto su uno spigolo del complesso ecclesiastico, che lambisce solo in parte, e si affaccia su uno slargo urbano. Dalle spesse mura in pietra bianca, rastremate fino alla quota della modanatura intermedia, presenta nel livello inferiore due profonde cannoniere con feritoie, poste ai vertici di un  ideale  triangolo  equilatero  inscritto  nel  perimetro,  con  il  terzo  spigolo  corrispondente all’accesso basso alla torre, la cui breccia risale alla seconda guerra mondiale quando il mastio fu utilizzato  per  il  ricovero  di  armamenti.  Al  livello  superiore  le  bucature  sono  tre,  piccole  e pressoché quadrate, non allineate alle sottostanti; ad esse si aggiunge il varco di accesso in quota, che è ben riquadrato a differenza del sottostante. All’interno delle mura è inserita una ripida e stretta scala che collega i due livelli; gli orizzontamenti sono voltati, particolarmente massiccio è lo spessore della volta a cupola intradossata intermedia mentre meno pronunciato è quello della cupola  ribassata  e  unghiata  in  copertura.  

 Il presupposto progettuale è scaturito dalla soluzione di una problematica squisitamente tecnico-funzionale,  inserire  un  connettivo  meccanizzato  all’interno  della  torre,  in  modo  da  garantire  a tutte le classi di utenza l’accessibilità al complesso ecclesiastico. A tal fine l’intervento ha previsto l’introduzione di un ascensore, ricompreso nello spessore murario in basso ed in parte sporgente al livello superiore, in ragione della sezione variabile delle possenti pareti. La necessità di dover mediare  tra  le  differenti  quote  degli  orizzontamenti  della  torre  e  del  contesto  circostante  ha inoltre comportato degli accorgimenti progettuali, tradotti nell’elegante disegno in sezione di un sistema di passerelle che, favorendo il superamento delle barriere architettoniche, costituiscono intrusi ferrigni in grado di ridefinire e valorizzare la percezione spaziale degli ambienti del mastio.  Questo  sistema  di  percorsi  è  chiamato  a  riconfigurare  l’esistente,  attraverso  codici figurativi  e  tecnologici  che  rifuggono  da  una  mimesi  peraltro  impossibile  con  l’antico, affrontando invece la sfida del contrasto e dell’antitesi ad esso, nella convinzione che attraverso la dialettica tra caratteri storici e identità del nuovo si possa pervenire ad una sintesi unitaria. Ciò  è  ricercato  attraverso  la  dimensione  narrativa  del  percorso  che  introduce  dall’esterno all’interno,  per  mezzo  di  un  racconto  architettonico  organizzato  per  parti,  ambienti  a  diversa gradazione luminosa, tra loro ricuciti per mezzo di frammenti monomaterici, i nuovi intrusi in acciaio corten. 

Il progetto di riuso 
Distacchi e tagli: gli intrusi in corten 
Le  passerelle  metalliche,  i  frammenti  che  il  progetto  introduce  nelle  tracce  della  storia  del mastio, sono pertanto chiamate a sostanziare il carattere del nuovo. Lo fanno secondo registri figurativi che rispondono sì alla natura del luogo ma che vogliono allo stesso tempo ribadire, per tecnica, colore e morfologia, la natura di artificio degli intrusi ferrigni. L’alterità di questi frammenti  rispetto  alla  stereotomia  della  torre  si  manifesta  con  diverse  modalità:  la configurazione planimetrica per essi scelta non rimanda alla gerarchia polare del mastio, ma si adagia  a  giaciture  che  scaturiscono,  in  parte,  dalla  posizione  in  pianta  delle  bucature,  a definire tagli e segmenti che introducono una visione dinamica degli ambienti; le passerelle non  gravano  direttamente  sugli  orizzontamenti  ma  sono  da  essi  sollevate,  a  rimarcare  la distanza tra sedime storico e suolo artificiale; non coprono l’intero invaso ma solo parte di esso  e  si  accostano  alle  mura  solo  su  di  un  lato  nel  livello  inferiore,  risultando indipendenti  in  quello  superiore,  a  ribadire  ancora  una  volta  l’esplicita  ricerca  di  un ossequioso  rispetto  dall’antico. Parapetti  in  vetro  accompagnano  i  percorsi  e garantiscono una completa visibilità di spazi e brani murari, quasi a rafforzare quell’approccio archeologico al progetto di cui costituisce il presupposto teorico e fondativo. I varchi, che individuano il passaggio tra i diversi ambiti del racconto architettonico, sono ribaditi anch’essi dall’indole  ferrigna  che  segnala  i  percorsi:  nuovi  accessi  in  acciaio  corten,  che  nel  livello inferiore  sono  discosti  dalla  mole  muraria  per  mezzo  di  lastre  in  vetro  interposte,  e  esili ghiere per le aperture del vano ascensore, sanciscono il passaggio tra fuori e dentro, tra sotto e sopra.

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