Produttore: FASSA BORTOLO

Palazzo della Montagnola - Corropoli (Teramo)

L’edificazione del Palazzo della Montagnola a Corropoli, in provincia di Teramo, risale ai primi decenni del ‘400; per la sua struttura planimetrica, il cortile, la loggia interna, la disposizione simmetrica delle ampie finestre sulle facciate ed altri particolari costruttivi, è ritenuto uno dei primi edifici di stile Rinascimentale in Abruzzo. Sorto come casino di campagna, fu fatto costruire nella prima metà del XV secolo da Andrea Matteo II d’Acquaviva. Il palazzo, fin dal momento della sua edificazione, si presentava diviso su due livelli, con le camere e la sala di rappresentanza poste al paino superiore, mentre il piano terra era occupato da cantine, stalle e magazzini, con porticati posti in fondo al cortile centrale impostati su colonne ottagonali. Il palazzo mantenne per circa 250 anni la destinazione d’uso originale. Nel 1688 la duchessa di Atri, Francesca Caracciolo, donò l’edificio ai Francescani di Campli e lo trasformò a sue spese in convento. I frati ne presero possesso nel 1694 e lo intitolarono a Santa Maria degli Angeli. Durante i lavori di trasformazione, al convento vennero affiancati altri ambienti, tra cui la sagrestia, per consentire il collegamento con l’adiacente chiesa. Nel 1864, in seguito alla soppressioni degli ordini religiosi, il palazzo passò nelle mani dell’Amministrazione corropolese. Nel ‘900 il palazzo ha assolto la funzione di casa colonica, cantina, ricovero per animali e magazzino. All’inizio del secolo un nuovo proprietario ha acquistato il palazzo, commissionando all’arch. Riccardo Rosati e all’ing. Ernesto Foschi il progetto per il recupero conservativo e la rifunzionalizzazione del Palazzo.

Lo stato di degrado

Le condizioni del palazzo prima dell’intervento erano differenziati a seconda dei livelli: al piano terra la distribuzione interna e le masse murarie non avevano subito cambiamenti rispetto all’impianto medievale; tutti gli ambienti erano caratterizzati dalla presenza di volte in mattoni, in parte intonacati ed in parte faccia a vista, mentre il primo piano era quello che aveva subito, nel corso dei secoli, le maggiori trasformazioni; al momento dell’intervento risultava composto nei lati est, sud e ovest da tre ampi locali con copertura a capriate e con sovrastante orditura in legno e manto in coppi, mentre il lato nord era caratterizzato da ambienti più piccoli e di altezza inferiore. In generale la struttura del palazzo presentava un buono stato di conservazione; il problema maggiore era costituito dalla copertura, in avanzato stato di degrado, che permetteva infiltrazioni di acqua piovana negli ambienti sottostanti. Gli intonaci esistenti, soprattutto al piano terra, presentavano fenomeni diffusi di umidità ascendente per quasi tutto il loro sviluppo, dovuti alla risalita capillare nelle masse murarie, causata dal contatto col terreno umido. Un’ulteriore aggravante era stata la destinazione d’uso degli spazi al piano terra, utilizzati per anni come ricovero per animali: gli intonaci, soprattutto nelle parti basse, si presentavano impregnati di nitriti e nitrati dovuti alle deiezioni solide e liquide degli animali. Erano quindi diffusi fenomeni di rigonfiamento, distacco degli intonaci ed efflorescenze saline.

Il progetto di recupero
L’intervento di recupero conservativo, effettuato con la supervisione della Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici dell’Abruzzo, si è proposto il rispetto e la conservazione della fabbrica esistente al momento dell’intervento, con l’eccezione della riproposizione di alcuni elementi dell’impianto di fabbrica originario, ove possibile ed individuabile. Il progetto di restauro non ha previsto alcuna variazione tipologica, a parte quelle riguardanti l’adeguamento alla normativa vigente, quindi la realizzazione dei servizi igienici, e la progettazione e messa a norma degli impianti elettrico, idrico e termico. I materiali scelti rispecchiano quelli presenti nella fabbrica; sono stati utilizzati laterizio, ciottoli di fiume, travertino, legno castagno, ferro battuto, calce e pozzolana.

Gli intonaci

L’intervento si è proposto, ove possibile, la conservazione degli intonaci originari e dove necessario l’integrazione o la sostituzione con nuovi intonaci a base di calce, compatibili con quelli esistenti. Il supporto tecnico della Fassa è iniziato con la caratterizzazione dell’intonaco esistente; sono stati effettuati prelievi in sito dell’intonaco tramite carotaggi localizzati e analisi chimico – fisica in laboratorio, con l’ausilio di microscopio elettronico. Sono stati così determinati la natura dell’intonaco e la tipologia dei sali presenti nelle murature. In seguito alle analisi effettuate si è quindi scelto di realizzare un ciclo deumidificante biologico a base di calce. Le modalità esecutive per il piano terra sono state le seguenti: dove necessario si è proceduto all’asportazione dell’intonaco esistente, alla pulitura dei mattoni e pietre della struttura ed in seguito alla rimozione meccanica dei sali in superficie. Si sono, quindi, applicati in successione tre diversi prodotti per la realizzazione del nuovo strato di intonaco: rinzaffo bio anti-sale e promotore d’adesione per lo strato di intonaco successivo (S650), intonaco a base di calce bio deumidificante (S639), quindi macroporoso, che riesce a contenere il cristallo di sale trasportato dall’acqua, finitura bio a base calce (S605) specifica per cicli deumidificanti. Al piano superiore è stato installato un impianto di riscaldamento a pannelli radianti a parete, e quindi il ciclo applicativo dell’intonaco è stato modificato nel seguente modo: rinzaffo bio (S650) della stessa tipologia del precedente, intonaco biologico a base calce (KB13) armato con rete porta intonaco, finitura bio (S605). In entrambi i casi è stato applicato un ulteriore strato di finitura, della linea idrosiliconica, al fine di garantire un’ elevata azione traspirante, idrorepellente, antimuffa ed antialga. Tutti i prodotti utilizzati sono certificati dall’istituto ANAB-ICEA (Associazione Nazionale Architettura Biologica). L’utilizzo dell’intonaco biologico, oltre al rispetto delle prescrizioni tecniche e normative specifiche del restauro di beni artistici - monumentali, ha garantito una elevata conducibilità termica che migliora le prestazioni del sistema di riscaldamento adottato.
Città: CORROPOLI
Tipologia: CULTURA