RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA E TECNOLOGICA DEL COMPLESSO OSPEDALIERO A. CARDARELLI

Città: NAPOLI
Nazione: ITALIA
Progettista Architettonico: STUDIO VALLE PROGETTAZIONI
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Il Palermo e' uno dei padiglioni del Cardarelli, struttura ospedaliera napoletana, oggetto di un significativo programma di riqualificazione che vede perseguite esigenze di salvaguardia dell'identita' tipologica e costruttiva coniugate alla esigenza di configurare spazi flessibili o comunque adeguabili in termini distributivi e impiantistici.
L'edificio si sviluppa in pianta con una forma rettangolare (circa 105m x 36m) e con una struttura portante a telaio in c.a.
I solai sono realizzati prevalentemente in c.a. e blocchi di laterizio di alleggerimento.
Fra i principali fenomeni di degrado si sono individuati sia conglomerati poco compatti, con eccesso di acqua e, quindi, porosi e sensibili agli attacchi chimici indotti dalla penetrazione dell'anidride carbonica, sia armature insufficienti, specie in corrispondenza dei nodi trave-pilastro, con sezioni resistenti estremamente ridotte per effetto dell'avanzato stato di corrosione nella maggior parte dei travetti dei solai.
Per il recupero degli impalcati, si presentavano alcune problematiche specifiche legate, per esempio, alla notevole luce –circa 10 m – di alcuni ambienti in cui la non perfetta linearita' delle facce dei travetti gettati in opera non consentiva l'utilizzo di tecniche di rinforzo di tipo convenzionale.
Un'ipotesi iniziale di intervento, infatti, prevedeva il loro confinamento con elementi in acciaio a U applicati con malta speciale, che avrebbe determinato un notevole incremento di peso proprio, con incognite sulla continuita' dei punti di adesione al supporto.
Inoltre non si e' rivelata praticabile l'ipotesi di demolire e ricostruire tutti gli impalcati in quanto l'operazione avrebbe determinato un'irreparabile perdita di continuita' della struttura tra le sue parti costitutive.
Ne' sarebbe stato vantaggioso demolire l'intero fabbricato e ricostruirlo ex novo; da una stima effettuata, infatti, i tempi per la demolizione e la ricostruzione sarebbero stati di circa 15 anni rispetto ai 4 anni previsti per l'intervento di rinforzo e riadeguamento dell'edificio.
Nel contempo l'intervento doveva rispondere a molteplici esigenze legate da un lato alla necessita' di adeguare ai nuovi carichi di esercizio la struttura, dall'altro alla necessita' di adeguare l'intero edificio dal punto di vista impiantistico.
Tutti gli interventi, infine, dovevano rispondere all'esigenza di aumentare il grado di sicurezza del fabbricato rispetto alle sollecitazioni sismiche.

Il recupero dei solai con tecnologie a secco
L'intervento certamente piu' significativo e' stato quello sui solai, che manifestavano problematiche articolate e complesse.
Gli interventi relativi agli impalcati sono stati valutati in funzione del tipo di degrado, distinguendo fra quelli che potevano essere risanati e quelli che erano assolutamente irrecuperabili.
L'intervento di risanamento ha previsto preliminarmente il ripristino del calcestruzzo degradato con malte tissotropiche a ritiro compensato, dopo aver asportato il fondello inferiore e le parti prive di consistenza dei blocchi di solaio in laterizio e dopo aver trattato le armature con malte alcaline inibitrici di corrosione.
L'eliminazione quasi integrale dei blocchi di laterizio e la realizzazione di una soletta in cls da 4 cm ha consentito di ridurre notevolmente il sovraccarico fisso dovuto al peso proprio dei solai.
Per tutti i solai di luce superiore a 5 m i travetti sono stati rinforzati all'intradosso con placcaggi di tessuti unidirezionali in fibre di carbonio (CFRP) di varia grammatura (da 300 gr/m2 a 600 gr/m2), incollati con resina epossidica bicomponente e opportunamente stratificati e conformati in funzione dell'andamento del momento flettente.
La scelta di applicare come rinforzo il tessuto e non le lamine in fibre di carbonio e' scaturita dalla maggiore flessibilita' e adattabilita' alle configurazioni, quasi mai rettilinee, di un'ampia parte dei travetti.
I solai assolutamente non recuperabili e quelli nei quali realizzare i cavedi per il passaggio degli elevatori e degli impianti sono stati demoliti e ricostruiti in acciaio, con lamiera grecata e soletta armata all'estradosso, raggiungendo tempi di posa estremamente veloci.
L'ancoraggio dei pro-filati metallici alle travi preesistenti in c.a. e' stato ottenuto mediante bulloni e appoggi a sella Gerber, realizzati con una piastra verticale in acciaio fissata lateralmente alla trave in c.a.
Superiormente a tale piastra, per richiamare la collaborazione del calcestruzzo e realizzare un distanziatore per la rete elettrosaldata, sono stati posti dei connettori a cappio f 10, in modo che la piastra potesse lavorare a trazione, mentre il calcestruzzo a com-pressione.
Nell'ambito dell'intervento di rinforzo strutturale si è cercato di migliorare la capacita' di resistenza al sisma dell'edificio, agendo in maniera combinata sia sui nodi trave-pilastro che sul piede dei pilastri al fine di aumentare la duttilita', ovvero la capacita' di sopportare consistenti deformazioni in campo plastico nelle zone piu' sollecitate in caso di eventi sismici.
Si e' ricercata una soluzione che aumentasse le resistenze alle azioni orizzontali senza modificare la rigidezza della struttura e il suo schema statico.
La soluzione adottata ha previsto il confinamento delle travi e dei pilastri nella zona nodale con tessuto in CFRP, con varia consistenza e tipologia di tessitura (unidirezionale e quadriassiale) attuato su tutti i piani, fatta eccezione del seminterrato, dove la struttura risultava ben dimensionata.
Per quanto riguarda una stima relativa ai tempi e alla quantita' di manodopera impiegata, rispetto a questa specifica lavorazione, la media di rinforzi realizzati con FRP e' stata di 9 nodi trave-pilastro al giorno, dimostrando quindi efficienza maggiore rispetto ad altre soluzioni di tipo convenzionale, impiegando una manodopera di 7 operai, di cui 4 posatori.
Anche per le travi sono stati realizzati interventi al fine di incrementare la sezione resistente attraverso il placcaggio all'intradosso con tessuti unidirezionali in fibra di carbonio della larghezza di 30 cm e di staffature a C della larghezza di 10 cm, sempre in tessuto di carbonio da 300 gr/m2, applicate per limitare gli effetti di delaminazione del rinforzo.
Il completamento della struttura portante e' stato attuato con la messa in opera di una soletta con intercapedine areata al p.t. realizzata con l'impiego di casseri in materiale plastico e con la realizzazione di strutture di elevazione in acciaio, applicate alla testa dei pilastri in copertura, rinforzati con CFRP, per sostenere le apparecchiature impiantistiche per il trattamento dell'aria.
Le soluzioni di recupero delle strutture rientrano in un panorama di interventi attuati secondo procedimenti costruttivi a secco.
Infatti, sia i rinforzi con CFRP che le sostituzioni e integrazioni con elementi in acciaio, rappresentano una modalita' di intervento di recupero realizzata con un limitato ricorso ad interventi a umido.

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