OSPEDALE PEDIATRICO EVELINA

Evelina è il primo progetto sanitario di Michael Hopkins. Seguendo gli ultimi dettami del settore, l’ideale ospedaliero del progettista inglese si basa sulla centralità del paziente, l’accoglienza verso le famiglie e l’ottimizzazione delle risorse, oltre ad offrire ampi spazi di comunicazione per gli operatori.
Città: LONDRA
Nazione: REGNO UNITO
Tipologia: SANITA'
Progettista Architettonico: HOPKINS ARCHITECTS
Date: 2005
Il nuovo polo pediatrico Evelina fa parte del complesso ospedaliero di Guys St Thomas’, uno dei principali nosocomi della capitale che si è sviluppato con addizioni ed ampliamenti che testimoniano quanto siano stati profondi i cambiamenti di tendenza della progettazione ospedaliera nell’arco di oltre un secolo. 
Evelina, una struttura che offre 140 posti letti (di cui 20 per la terapia intensiva), propone una soluzione pilota che costituisce una delle ultime evoluzioni del modello pediatrico inglese. Il progetto, che si avvale dei più recenti studi di psicologia ambientale, si pone i seguenti obiettivi: valorizzare la vicinanza di Archibishop’s Park con vedute di questo ‘polmone verde’ e scorci di Londra lungo il Tamigi; enfatizzare l’integrazione urbana, collocando l’ingresso principale lungo Lambeth Palace Road; rigenerare l’intero comprensorio sanitario, creando i presupposti per sviluppare una seconda arteria, lungo New Lambeth Road, che rappresenta l’asse di collegamento tra il nuovo ospedale pediatrico ed il complesso preesistente del St Thomas.  
Dal punto di vista volumetrico, il nuovo polo pediatrico è composto da un blocco di 7 piani a cui si ancora un’imponente cascata di vetro che scende fino a collegarsi al sottostante corpo di fabbrica di 3 piani. Così, a livello del terzo piano, il fronte prosegue fino alla copertura con il profilo curvilineo della grande serra, uno spazio di quattro piani, realizzato con una struttura a travi tubolari in acciaio, saldate secondo uno schema a diamante, su cui vengono ancorati i pannelli in vetro e gli aggetti degli schermi solari.  
La serra (65 x 15 x 20m di altezza), sufficientemente grande anche per farci crescere degli alberi, diviene il centro di gravità, il fulcro della vita interattiva dell’ospedale: uno spazio da suddividere e manipolare con la massima flessibilità per trasformarsi in ludoteca, in luogo di incontro e ristoro, in biblioteca e aula didattica, in spazio per esposizioni e rappresentazioni teatrali.  
Il progetto funzionale segue la logica di distribuire, ai piani bassi, le funzioni di servizi al pubblico, mentre, ai piani alti, quelle che necessitano di maggiore privacy come le degenze ed i reparti specialistici. Così, al piano seminterrato, si trovano i depositi ed i garage; al piano terra, l’accoglienza, i servizi al pubblico e gli ambulatori medici; al piano primo, il day hospital, il centro universitario e l’unità di cardiologia; al piano secondo, il blocco operatorio e la rianimazione; al piano terzo, i reparti specialistici (urologia e dialisi); al piano quarto e quinto, le degenze, al piano sesto, l’amministrazione e la direzione sanitaria, al piano settimo, gli impianti. Le entrate sono due: una pubblica, a contatto con la città, lungo Lambeth Road; l’altra, più interna, di collegamento con il St. Thomas. La distribuzione orizzontale avviene lungo ballatoi, ripetuti ad ogni piano, da cui sono ben visibili le diverse aree funzionali.  
Le degenze hanno una profondità di 18 metri e sono divise longitudinalmente in tre zone: camere singole a nord, corsie da massimo sei letti sul lato serra, servizi e stanze per il personale, al centro. La circolazione è sinuosa e fluida per adattarsi ai diversi cambiamenti nel tempo. Mary Evans ha curato l’interior design con forme e colori (orsacchiotti, fiocchi di neve, stelle marine) che rallegrano pareti e pavimenti con disegni che colpiscano l’immaginario dei piccoli pazienti.

Crediti fotografici: Hopkins Architects