NUOVO OSPEDALE DI CIRCOLO DI VARESE

L’ Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese vanta una storia plurisecolare lunga più di 800 anni, il cui primo insediamento risale al 1173 per opera di una comunità religiosa rivolta all’assistenza dei poveri e infermi.
Città: VARESE
Nazione: ITALIA
Tipologia: SANITÀ
Engineering: TEKNE INGEGNERIA
Date: 2003
Nel corso della sua evoluzione istituzionale, vede una prima trasformazione nel ‘400 come Lazzaretto, nel ‘500 come Ospedale dei Poveri, successivamente ampliato in Civico o Luoghi Pii uniti, giungendo fino a metà ottocento quando la Città giardino poteva offrire ben 93 posti letto di degenza divenendo anche luogo d’incontro di illustri ricercatori clinici dell’epoca quali Sacco, Bizzozzero, Riva Rocci e Golgi.  
Altre tappe hanno poi ridefinito l’Ospedale di Varese nel 1975, nel 1995 e nel 1998. 
La nuova struttura, preceduta da altri interventi propedeutici di riqualificazione dell’intero complesso ospedaliero, è stata realizzata sul sedime dell’esistente "Padiglione Macchi" con l’obiettivo di restituire alla collettività una realtà innovativa e all’avanguardia nelle tecnologie impiegate, ma anche altamente efficiente nei servizi sanitari offerti, in particolar modo in ambito specialistico chirurgico e diagnostico, senza però trascurare tutti quegli aspetti umanizzanti e confortevoli che sono il vero leitmotiv di un’architettura ospedaliera moderna e sensibile ai bisogni della propria utenza. 
La struttura della nuova addizione si configura come tipologia a monoblocco, attraverso un volume edilizio compatto rispettoso del contesto circostante. 
L’impiego di materiali di ultima generazione assieme ad una scelta accorta e sensibile dei rivestimenti esterni ha permesso non solo di evidenziare l’aspetto altamente tecnologico e moderno dell’edificio e delle funzioni in esso contenute, ma anche un’ottima contestualizzazione nel tessuto urbano esistente. 
Il monoblocco è composto da un corpo centrale ad H sviluppato su 6 piani fuori terra, impostato su una piastra di 3 livelli (2 interrati), per una superficie complessiva di circa 69.000 m2, di cui più di 60.107 coperti e per un volume complessivo di 295.000 m3. 
L’ingresso principale è stato reso indipendente rispetto a quello attuale attestato su un’asse ad elevato traffico, privilegiando una viabilità secondaria più defilata e quindi più scorrevole e accessibile. 
Il nuovo edificio è perfettamente inserito nel contesto a padiglioni esistente, risultando collegato esternamente da una buona viabilità pedonale e carrabile, internamente attraverso un tunnel pedonale sospeso destinato ai degenti e al personale medico. 
Un’opera propedeutica al monoblocco, è stata la realizzazione di un parcheggio multipiano (3 piani interrati più uno fuori terra), di superficie pari a 23.000 m2 per una capacità complessiva di parcamento di 750 autoveicoli. 
Nel nuovo monoblocco trovano collocazione tutti i reparti dell’Ospedale di Circolo dedicati agli acuti, tutte le attività specialistiche, la diagnostica e il pronto soccorso ad eccezione delle UU.OO. di Malattie Infettive, Nefrologia, Radioterapia, Oculistica, dell’attività di Day Hospital e Ambulatoriale che saranno localizzate in altri padiglioni. 
Per quanto riguarda le nuove degenze sono organizzate in chiave dipartimentale con un fondamentale ruolo della componente infermieristica. Il Pronto Soccorso, le Terapie Intensive, il Blocco Operatorio e l’eliporto, pur risultando localizzati su piani differenti, sono caratterizzati da collegamenti rapidi attraverso elevatori dedicati e riservati. Il monoblocco quando sarà a pieno regime accoglierà circa 600 posti letto. 
L’involucro esterno è caratterizzato da una stratificazione a cappotto in grado di garantire i requisiti normativi richiesti di isolamento termico e da una facciata ventilata con struttura in acciaio e pannelli di terracotta che, oltre a rispondere molto bene alle sollecitazioni del clima, conferiscono all’edificio un colore caldo e una grana delicata. 
Con il secondo materiale presente in facciata, il vetro, si crea invece una fusione tra interno ed esterno tale che l’effetto finale sia una sorprendente leggerezza espressiva.