NOVARTIS CAMPUS – FORUM 3

Città: BASILEA
Nazione: SVIZZERA
Tipologia: EDIFICI PER UFFICI
Progettista Architettonico: DIENER & DIENER ARCHITEKTEN
Date: 2005
"Attualmente, il quartier generale Novartis è costituito da edifici e spazi industriali di differenti altezze, interrotti da depositi e binari ferroviari ma, in pochi anni, il concetto di “città dentro la città” porterà alla composizione di un profilo più uniforme, con un’altezza standard degli edifici di 22 metri, in cui l’unica eccezione saranno un gruppo di grattacieli nel lato nord. E’ prevista la creazione di parchi pubblici nelle aree che circondano i distretti residenziali ai lati dell’insediamento.
Vittorio Magnano Lampugnani, professore di Storia della Pianificazione Urbana all’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia a Zurigo e autore del masterplan, sottolinea come l’insediamento diventerà una città a misura d’uomo, comprendendo viali, portici, parchi, ristoranti, negozi, piazze e una chiesa. Verranno creati luoghi di incontro e un contesto di lavoro piacevole per l’uomo. L’area, di 20 ettari, attualmente ospita 6000 persone dello staff nelle aree dei Servizi Generali, Farmaceutica, Ricerca e Sviluppo, Marketing e Amministrazione. Sono stati investiti per questo obiettivo 500 milioni di dollari, nell’arco di tempo dei prossimi 10 anni, e il campus, una volta terminato, sarà un luogo antesignano degli spazi di lavoro ad alte prestazioni.

Edificio Forum 3
Il primo edificio per uffici realizzato, Forum 3 , ospita alcuni settori della divisione Pharma nell'angolo a sudovest dell'area, direttamente di fronte alla città; il cliente ha invitato a prendere parte al concorso architetti internazionali, come Bearth & Deplazes, Hans Kollhoff, Sejima & Nishizawa/SANAA, Dominique Perrault, Diener & Diener, studio risultato vincitore. L’edificio è stato inaugurato nel mese di Giugno del 2005, ed entro il 2006 sarà terminato il secondo edificio di Peter Märkli, Adolf Krischanitz e studio SANAA. A partire dal progetto di concorso, che lo studio Diener & Diener ha elaborato in collaborazione con l’architetto Gerold Wiederin e l’artista Helmut Federle, l’edificio era costituito da pannelli in vetro colorati , “un edificio come una finestra”, aperto e trasparente, fatto per enfatizzare lo scambio fra esterno ed interno.
Dall’esterno l’edificio segna l’entrata del Campus e la facciata rispecchia la sua posizione preminente nel complesso. L’edificio si affaccia su parchi e aree verdi da due lati e sulla piazza, detta Forum, sul lato nord. Quest’ultimo è uno spazio che si espande dalla facciata dal lato dell’ingresso, dove il piano terra dell’edificio è arretrato di 8 metri rispetto al piano superiore, formando un ampio spazio aperto coperto . Dopo la reception si trova l’atrio, con sale riunioni da entrambi i lati. Per rispettare il concetto di base del masterplan, l’atrio è aperto a tutte le persone che lavorano per Novartis all’interno del Campus. Durante l’estate, lo spazio dell’atrio può essere aperto per 2 metri di larghezza sulla piazza, tramite porte scorrevoli. Elementi separatori in vetro strutturano lo spazio interno, concepito come un open space. Le superfici interne sono lucide: il pavimento è di marmo levigato scuro, le pareti sono rivestite di marmorino decorato a encausto, utilizzando calce mescolata con polvere di marmo, pigmenti e in seguito passata a cera. I vetri dell’involucro esterno sono completamente trasparenti e la colorazione è riservata unicamente ai 1200 pannelli di vetro del rivestimento esterno . I piani superiori sono riservati agli uffici, che possono accogliere fino a 200 persone. Il concetto degli spazi interni è stato elaborato insieme all’interior design inglese Sevil Peach, dello studio Peach Gence Associates, che aveva già concepito e arredato posti di lavoro in un progetto pilota per la Novartis. Sale private sono inserite nell’open space separate da pannelli di forma curva , mentre sale riunioni di differenti dimensioni vengono create tramite pannelli scorrevoli in vetro e tende, posizionate fra gruppi di tavoli da lavoro in noce con gambe in alluminio. Elemento di collegamento fra i piani è una scala sospesa , larga 2 metri e di forma ellittica , in legno di noce americano, che diventa elemento scultoreo della composizione. Il balcone continuo che si crea esternamente ad ogni piano può essere usato come spazio di lavoro e luogo di relazione. E’ segnato dai vetri di differenti colori e misure, che compongono i tre strati della facciata esterna. Questo spazio, chiamato dai progettisti loggia , è profondo 2 metri e serve come anche schermo per deviare i raggi solari. Il pavimento è in calcestruzzo, mentre i soffitti sono intonacati. La struttura dell’edificio è composta da tre file di colonne di forma ellittica di acciaio che portano i solai, con struttura mista di acciaio e calcestruzzo. Gli elementi di irrigidimento sono tre nuclei centrali in calcestruzzo rinforzato: scale, ascensori e cucine.

Gli spazi per il lavoro
In collaborazione con esperti e sulla base di indagini fra i dipendenti, studi e esperienze passate, Novartis ha sviluppato un concetto di spazio di lavoro che soddisfi le necessità e i bisogni della società attuale e possa garantire la migliore qualità possibile dello spazio. Un primo approccio è stato considerare come gruppi di lavoro forti e strutturati si comportano come famiglie: hanno una routine comune ma ogni membro gode di un alto grado di libertà individuale. Questo è il punto di partenza per i gestori delle risorse umane e per i designer degli spazi interni quando avviano lo sviluppo di un luogo di lavoro e di produzione.
Il più piccolo nucleo di questo nuovo organismo imprenditoriale è il luogo di lavoro di gruppo: quattro membri del team possono sedersi l’uno di fronte all’altro attorno a un tavolo e comunicare facilmente senza alzarsi. Un canale nascosto di cavi corre nella parte centrale, all’interno della quale ogni membro del gruppo può inserire il proprio computer portatile. Grande importanza è data all’informalità amichevole e ai dettagli estetici, ergonomici e pratici. Nello stesso piano, aperto, dell’ufficio ci sono i cosiddetti “tavoli familiari” per gruppi di due - tre persone, così come piccole stanze separate.
L’idea degli uffici “multispaziali” nasce dall’analogia con la città, con l’alternanza di apertura e chiusura che determina lo spazio. A livello distributivo, significa che i dipendenti hanno a disposizione un grande numero di spazi individuali nella disposizione a pianta libera, e contemporaneamente aree di lavoro chiuse e separate. Questo genera una grande varietà nel “paesaggio”dell’ufficio, che si adatta ad un approccio flessibile al lavoro.
Il “Joyn” desk system , unico per tutti gli utenti dell’edificio, creato dai designers Ronan e Erwan Bouroullec, nasce dalla composizione delle due parole joy (gioia) e join (unire), con lo scopo di minimizzare le barriere fisiche fra gli spazi di lavoro. La flessibilità degli elementi permette così di lavorare individualmente, in gruppo e di effettuare riunioni.

Il rivestimento esterno
Un aspetto caratterizzante l’edificio è il singolare aspetto esterno della facciata, composto da lastre policrome di vetro, disposte a più strati. Osservate da lontano, sembra che le singole lastre di vetro colorato si muovano, modificando costantemente l'aspetto della costruzione. L’edificio ha due facciate vetrate, una pelle interna chiusa finestrata e una di rivestimento aperta verso l’esterno, separate da una loggia. I profili della facciata interna sono in alluminio anodizzato, composti da telai scorrevoli e fissi. La facciata esterna è permeabile all’aria ed è composta da pannelli di vetro colorati, senza montanti, fissati su aste in acciaio pretese. I pannelli sono posizionati su tre livelli a 20 cm di distanza l’uno dall’altro. Il progettista Roger Diener così descrive questa particolare scelta di rivestimento: ”L’edificio ci ricorda della città quando gli camminiamo intorno. Ad ogni passo cambia il punto di vista. Nell’edificio ci sentiamo come se stessimo comminando lungo strade e piazze. Nuove viste dell’esterno attraverso i vetri che circondano la facciata si compongono come un’infinita sequenza di immagini, che sembrano connettersi fra di loro. Se noi ci fermiamo il movimento si ferma, ma l’immagine rimane”. Il consulente artistico Helmut Federle invece commenta: “La geometria della facciata non risulta da un’intenzione compositiva. L’intento non è quello di creare un elemento spettacolare. La qualità della decorazione, ne sono consapevole, è l’espressione di una visione esistenziale. E’ creata per combinare razionalità e bellezza”. I vetri colorati sono selezionati dalla produzione esistente, per colori, tonalità, spessori e misure. Il vetro è del tipo stratificato di sicurezza, proveniente da serie produttive diverse. Sono presenti 6 tonalità luminose di vetro tipo Persol e 9 tonalità scure di vetro tipo Schott. Sono state applicate differenti modalità di colorazione: colorato su bianco (vetro portante), bianco su bianco, colorato su colorato. In totale sono presenti 20 colori e 25 formati. La disposizione dei vetri è irregolare in accordo con le diverse dimensioni dei vetri e si creano così spazi vuoti fra le lastre. La sovrapposizione dei vetri avviene su tre livelli, e l’adattamento dei vetri colorati si sviluppa secondo l’intensità dei toni e del programma spaziale. I parapetti sono composti da pannelli di vetro trasparente di colore bianco. La resistenza al vento è garantita tramite ancoraggio con staffe e flange al solaio. Sono utilizzate molle per bilanciare i movimenti causati dagli sbalzi termici. Gli agganci inferiori reggono le lastre e sopportano i carichi del vento. Gli schermi solari, in fibra tessile, sono posti all’esterno delle finestre nei lati ovest, sud ed est e all’interno con tende scorrevoli dal soffitto. La pulizia della facciata al piano terra avviene dalla strada, nei piani superiori sul lato esterno tramite piattaforma elevatrici, sul lato interno dalle logge.

La serra
Ogni piano è collegato a una serra sul lato ovest dell’edificio, disegnata dallo studio Vogt Landscape Architects. Attraverso gli alberi tropicali e le piante si hanno viste del parco, che allarga l’orizzonte dello spazio artificiale interno.
In tutto sono state piantati 1400 esemplari, divisi, così come nell’ambiente naturale, in differenti piani e livelli. La Sala delle Piante ospita 11 alberi di grandi dimensioni, di altezza fino a 12 metri e peso totale di 13 tonnellate, e 13 tipi di orchidee, per un totale di 130. Gli alberi sono stati spediti da Bangkok in Olanda nel mese di agosto del 2004 e trasportati in autocarri con aria condizionata a Basilea a marzo del 2005. La Sala è uno spazio ventilato a quattro livelli, comprendente anche un locale specifico per la conservazione e manutenzione delle piante. Gallerie situate nei tre piani alti consentono la vista sulla serra a varie altezze. Per mantenere le condizioni termoigrometriche ottimali sono utilizzate varie tecnologie di irrigazione, illuminazione ad assorbimento, trattamento delle acque con iperfiltrazione, regolazione dei valori di pH, addolcimento dell’acqua e ombreggiature specifiche. Il materiale è stato fornito dallo studio Diener & Diener, fotografie di Christian Richters ©. "