MAGAZZINI AUTOMATIZZATI SAMAR

Il progetto dei magazzini automatizzati industriali, caratterizzato quasi esclusivamente da esigenze produttivo – funzionali, riveste fondamentale importanza per quanto riguarda l’impatto sul paesaggio di manufatti di notevoli volumetrie e superfici coperte.
Città: LODI
Nazione: ITALIA
Tipologia: INDUSTRIA
Progettista Architettonico: GUIDARINI & SALVADEO
Date: 2007
La ricerca sulla percezione dell’edificio e del suo rapporto con il contesto diventa quindi un tema dalla soluzione non banale. Recenti esempi italiani ed europei, supportati da committenti attenti al tema dell’immagine di un edificio rappresentativo dell’azienda e della sua produzione, hanno proposto soluzioni basate sull’alternanza di trasparenza e opacità, sulla geometria, sulla tessitura del rivestimento esterno; un altro possibile approccio è quello dell’utilizzo del colore, che crea un’identità autonoma e riconoscibile all’edificio migliorandone l’estetica e la percezione. 
Un esempio di questa tendenza è il magazzino autoportante automatico porta pallets Samar, localizzato in provincia di Lodi, al centro di una campagna ancora intatta e lontana dai grandi distretti industriali periferici tipici di altre zone della pianura padana, in cui l’edificio si configura quindi come un manufatto isolato e immediatamente riconoscibile. 
Il tema diventa ancora più importante date le imponenti dimensioni, 127 metri di lunghezza per 42 di profondità e 32 di altezza, con una superficie coperta complessiva di oltre 5000 m2. Il committente quindi, consapevole dell’impatto sul paesaggio circostante e attento alla necessità che il nuovo edificio riesca a comunicare in maniera autonoma, a partire da un progetto funzionale già stabilito, ha chiesto allo studio di progettazione di studiare il rivestimento delle facciate esterne. Un processo già di per sé interessante, che associa in maniera integrata lo specialismo della progettazione distributiva e costruttiva, caratterizzata da standard definiti a priori e difficilmente modificabili, e la ricerca architettonica, sfidata a creare con gli strumenti a disposizione un segno, un frammento di paesaggio, e non un semplice capannone. 
Il progetto nasce dalla comprensione del meccanismo interno dell’edificio, una macchina complessa per lo stoccaggio e la spedizione delle merci attraverso un sistema automatizzato di carri ponte mobili che si muovono lungo assi direzionali e che raccolgono e distribuiscono le merci disposte su transpallets trilaterali dalla misura standard internazionale (1150 x 520 mm). 
Questo modulo è la base inderogabile su cui viene costruita l’architettura. In questo caso le scaffalature costituiscono anche la struttura portante, una griglia tridimensionale metallica che sostiene l’edificio e la copertura; viene sfruttato questo principio costruttivo per agganciare anche i pannelli di rivestimento esterni alle scaffalature, definendo così il perimetro dell’edificio che diventa il luogo di creazione dell’architettura. 
I pannelli metallici coibentati di facciata sono quindi modulari, di dimensioni di base un metro, misura standard di fabbricazione industriale in continuo, altezza 12 metri e spessore 50 mm. In questo frangente entra in gioco l’uso del colore, che sfrutta questo modulo molto sviluppato in altezza per proporre una cromia esterna che richiama la forma dei pixel e ricorda l’arte concettuale degli anni Sessanta. 
La gamma di colori molto ricca, scelta fra le cromie standard primarie normalmente reperibili sul mercato (giallo, rosso, bianco, verde menta, blu medio, blu genziana, testa di moro) e la qualità realizzativa dei pannelli hanno permesso di ottenere un’immagine allo stesso tempo semplice ed incisiva, variata nel suo accostamento di colori attentamente studiato in fase di progetto. 
Il movimento è dato anche dall’utilizzo delle luci e delle ombre date dalle rientranze del volume e dalla creazione di piccoli aggetti orizzontali nei punti di incontro fra i pannelli. L’uso di pannelli coibentati metallici portanti colorati su due facce ha permesso inoltre di riportare le cromie anche all’interno, realizzando un ambiente che, anche se non prevede la permanenza fissa di persone e di affacci verso l’esterno, risulta gradevole e luminoso. 
Un progetto quindi semplice ma interessante, soprattutto per la sua architettura che integra funzione, costruzione, produzione, rapporto con il contesto ed estetica. 

Pubblicato su Modulo 339 del marzo 2008

Crediti fotografici: Pierluigi Salvadeo