KATHLEEN GRIMM SCHOOL FOR LEADERSHIP AND SUSTAINABILITY

Net-zero Energy, il progetto ultra-efficiente di SOM come paradigma sostenibile per le nuove scuole di New York. La scuola, chiamata P.S. 62 e dedicata a Kathleen Grimm, appartiene a una ristrettissima cerchia di scuole ad energia zero al mondo, oltre ad essere la prima del suo genere nel nord-est degli Stati Uniti.
Città: NEW YORK
Nazione: STATI UNITI D'AMERICA
Tipologia: ISTRUZIONE
Progettista Architettonico: SKIDMORE, OWINGS & MERRILL
Date: 2015
L’ambiziosa agenda sostenibile di Skidmore Owings & Merrill per una nuova scuola elementare a Sandy Ground, Staten Island, non è certamente celata. 
Fin dal primo sguardo si possono vedere i 1600 pannelli fotovoltaici che ricoprono, come uno strato protettivo, la facciata sud dell’edificio, passando poi in copertura e aggettando fino a sopra il parco giochi della scuola, che ha una superficie complessiva di 68.000 metri quadrati in 2 piani. 400 pannelli aggiuntivi coprono l’area dedicata al parcheggio. 
Complessivamente, i 2000 pannelli fotovoltaici sono in grado di produrre 662mWh di elettricità all’anno, un output che dovrebbe consentire alla scuola di essere a tutti gli effetti Net-zero Energy, ovvero di non utilizzare più energia di quanta ne produca attraverso fonti rinnovabili. Secondo la definizione dello U.S. Department of Energy la scuola P.S.62 è, quindi, uno ZEB – Zero Energy Building. Ad oggi, negli USA, sono stati certificati come ZEB solo 39 edifici non residenziali, di cui 8 sono scuole elementari e medie. Tuttavia, nel denso contesto di New York la sfida è più complessa di quanto lo sia altrove, dal momento che è difficile individuare aree abbastanza grandi per produrre la quantità di energia solare necessaria, di fatto l’unica soluzione percorribile per ambire alla certificazione di edificio a energia zero. Per questo, quando è stata proposta l’area di Sandy Ground, in una zona residenziale a bassa densità di Staten Island, è stata subito vista come un’occasione unica per costruire una scuola ZEB a New York. 
SOM, che ha partecipato fin dalle prime fasi, ha identificato l’edificio come progetto pilota in grado di impattare significativamente sulla condizione delle scuole pubbliche di New York, visto che ce ne sono 1600 e sono responsabili del 37% di tutte le emissioni di CO2 nella città. Per questo e per le dimensioni comunque ridotte del lotto, poco più di 1.4 ettari, è stato necessario ridurre al minimo le esigenze energetiche della scuola; l’edificio, infatti, poteva infatti ospitare fino a 34.000 metri quadri di pannelli fotovoltaici. 
Grazie a un’accurata fase di progettazione, dall’orientamento dell’edificio, all’involucro, ai materiali, ai dettagli costruttivi, SOM si è posto come obiettivo di realizzare un edificio che consumi la metà rispetto a una scuola normale di New York: un obiettivo ambizioso, visto che gli edifici scolastici devono rispettare criteri di efficienza energetica più severi del 30% rispetto alle costruzioni che ospitano altre funzioni. I progettisti hanno raggiunto questo obiettivo grazie a una progettazione che ha fatto largo uso dei software di modellazione energetica e grazie a strategie di contenimento energetico integrate, sia attive che passive. 
Particolarmente importante è stata la strategia adottata per il daylighting. Questo aspetto ha influito notevolmente anche sul layout dell’edificio, che è un parallelepipedo svuotato da un cortile interno lungo e stretto ed ha una serie di lucernari sparsi in copertura per portare la luce naturale fino agli spazi distributivi, a doppia altezza. Le classi, tutte orientate verso nord o sud per controllare agevolmente l’irraggiamento, hanno anche finestre verso i corridoi per sfruttare l’illuminazione proveniente dai lucernari; inoltre, il soffitto delle classi è modellato in modo tale da riflettere la luce ed aumentare il comfort interno. Il risultato è che le aule hanno un’autonomia di daylighting che arriva al 90%, mentre per l’intero edificio l’autonomia media si riduce al 70%, che vuol dire che, nelle ore di attività della scuola, solo il 30% dell’illuminazione deve essere prodotto utilizzando energia elettrica.  
L’involucro è il vero enabler: senza una sezione tecnologica performante nessuno degli accorgimenti progettuali può dare i suoi frutti. E, come in tutti i progetti che guardano alla sostenibilità, anche la Kathleen Grimm School for Leadership and Sustainability è ermetica. In particolare, è interessante come gli architetti abbiano ristudiato l’aggancio dei grandi pannelli prefabbricati in calcestruzzo, che disegnano la facciata dei prospetti nord, est e ovest: i pannelli monoblocco, infatti, sono alti oltre 9 metri e si agganciano soltanto alla base e in alto, per avere una barriera all’aria e al vapore continua su tutto il prospetto, senza correre il rischio di ponti termici né in fase di progetto, né in fase costruttiva, né tantomeno in seguito a danni all’involucro dopo la consegna. 
La bravura di SOM, al di là dell’aspetto energetico, è quella di aver saputo tradurre semplici accorgimenti progettuali, suggeriti dai software di modellazione energetica, in soluzioni architettoniche coerenti, tanto con la forma complessiva dell’edificio quanto con la funzione e gli utilizzatori finali: i bambini. 

Crediti fotografici: James Ewing - OTTO