ISABELLA STEWART GARDNER MUSEUM

L’Isabella Stewart Gardner Museum, voluto dalla omonima collezionista di arte americana, ha aperto al pubblico nel 1903. Il crescente interesse verso le eclettiche mostre patrocinate dall’istituzione di Boston e la necessità di includere, all’interno della secolare fondazione, rassegne, programmi ed eventi contemporanei, hanno spinto verso la definizione di nuovi ambienti.
Città: BOSTON
Nazione: STATI UNITI D'AMERICA
Tipologia: CULTURA
Progettista Architettonico: RENZO PIANO BUILDING WORKSHOP
Date: 2012
L’espansione, richiesta nel 2004, è stata concepita da Renzo Piano come un mezzo per preservare il fabbricato storico, il suo stile di reminiscenza veneziana e la raccolta di quadri e opere in esso ospitata. 
I 6.500 metri quadrati di ampliamento accolgono così nuove funzioni e programmi: una sala concerto da trecento posti a sedere, una nuova galleria espositiva, laboratori ed aule destinati alla conservazione del patrimonio artistico, residenze per artisti, atelier di lavoro e una rinnovata hall di ingresso. 
La natura monolitica della struttura originaria è conservata dal progetto dell’architetto di fama internazionale, che si compone di quattro volumi geometrici dotati di carattere programmatico e rivestiti di lastre di rame ossidato. I corpi edilizi sembrano galleggiare al di sopra di una zona basamentale in vetro, che li collega reciprocamente e restituisce l’immagine di un luogo dinamico e vivace.  
Dei quattro volumi, il maggiore custodisce un auditorium dotato di tre livelli di gallerie balconate affacciate sul palcoscenico, tali da creare un ambiente raccolto e da ottimizzare l’acustica del luogo.  
Al di sopra delle gradinate contenenti le poltrone riservate agli spettatori, un lucernario centrale diffonde una chiarore zenitale nell’aula, inondandola di luce naturale. 
Una analoga soluzione è adottata anche per il corpo destinato a galleria: qui il soffitto translucido, provvisto di brise soleil al fine di evitare l’abbagliamento negli ambienti sottostanti, è garanzia di flessibilità nell’uso degli spazi e nella fruizione degli ambiti espositivi, la cui partizione può essere modificata a seconda dei programmi previsti dal calendario della fondazione culturale.  
I restanti volumi sono dedicati ai laboratori di conservazione del patrimonio artistico, a spazi didattici, aule, depositi, uffici per il personale, mentre una spina distributiva continua e liquida circonda i parallelepipedi opachi e ne promuove una relazione ininterrotta, incrementata dal collegamento con la sezione residenziale e i piccoli alloggi/atelier adiacenti.

Crediti fotografici: Nic Lehoux