DALLARA ACADEMY

Architettura e Sentimento: con queste due parole Alfonso Femia ha sintetizzato l’opera inaugurata a Varano De Melegari, un’opera che celebra un Grande Uomo, che dopo aver costruito una Grande Azienda, ha voluto donare un Grande Progetto per i giovani: la Dallara Academy.
Nazione: ITALIA
Tipologia: ISTRUZIONE
Progettista Architettonico: ATELIER(S) ALFONSO FEMIA (AF157)
Date: 2018

L’ANIMA

Ogni progetto per noi è l’incontro tra due anime, quella del luogo e quella dell’uomo. Ogni progetto può avere in sé queste due qualità o altrimenti occorre che il progetto le scopra e le faccia emergere per propria lettura, scrittura e volontà. A Varano de’ Melegari, con l’ing. Giampaolo Dallara e la sua famiglia, intesa sia come affetti personali che come azienda, ci siamo trovati in una situazione unica che occorreva solo rivelare attraverso l’occasione del progetto sia in fase di concorso che nella sua realizzazione, affinché esso stesso assumesse in primis la responsabilità di raccontare i luoghi dell’anima di una storia rara ed esemplare che crediamo appartenga a molti ambiti del nostro territorio mediterraneo.

IL LOCUS

Il sito di progetto è costituito da un locus di una qualità paesaggistica particolare e significativa. Abbiamo voluto ricercare un dialogo con il luogo e non proporre rapporti artificiali di cesura o contrapposizione o di “objet trouve” dentro un contesto apparentemente normale. Occorre volgere lo sguardo, allontarsi dal luogo, guardarlo da diversi punti di vista della sua “geografia” per comprenderne ruolo e anima all’interno dell’equilibrio naturale della natura che diventa paesaggio. Occorre proporre una dolce metamorfosi fatta di azioni che si confrontano con le diverse nature del territorio: contenere, ospitare, abitare, accogliere. Il progetto si adagia su di un morbido declivio collinare appenninico che si apre verso la vallata del torrente Ceno, mentre alle sue spalle si staglia il profilo delle colline, con una “roccia” in alto che si pone come una presenza che vigila e osserva.

L’ORIGINE

Gli elementi territoriali con cui ci si viene a confrontare sono pertanto la superficie apparentemente orizzontale del lotto, la sua ambigua “semplicità”, la presenza di un gelso, sentinella verde in dialettica con la roccia, il profilo delle colline, il sistema agricolo, la larga traccia del Ceno sul suolo ed i piccoli centri rurali appenninici. Sono questi gli elementi contemplativi della percezione del paesaggio. Sono a questi che il progetto si riferisce ora in maniera intima, ora in maniera collettiva, ora rappresentativa e funzionale, ora riconoscibile e semplice.

LA FILIERA DEL PENSIERO

Il progetto nasce nella stessa maniera con cui il processo progettuale di Dallara viene messo in atto, ovvero dall’aggregazione di fasi/elementi distinti ed affiancati tra loro in equilibrio, spazialmente coerenti con la natura e l’uso degli spazi stessi, i quali, assemblati, costituiscono il progetto nel suo insieme. Un complesso che pone attenzione alla topografia del luogo, al suo inserimento nel paesaggio, alla sua doppia percezione (dall’esterno e dall’interno), e che ha la volontà di essere un luogo di ricerca, di progetto, di incontro, di eccellenza... un edificio veloce e lento, silenzioso e sonoro, tecnologico e poetico.

IL PAESAGGIO NEL PAESAGGIO

Abbiamo voluto disegnare il paesaggio nel paesaggio, introducendo un nuovo spazio pubblico, un catalizzatore di attività, in grado di ribaltare le modalità percettive dell’area che sono, ad oggi, il movimento delle auto, la loro velocità e l’intrattenimento. Abbiamo fondato l’edificio ad una quota leggermente rialzata rispetto al livello della strada, creando una prima topografia che ne definisce la separazione della strada statale e l’Accademia. Un leggero piano inclinato che definisce lo spazio di dialogo con il luogo, definendo una successione di soglie tra il paesaggio naturale e il paesaggio minerale. La trama territoriale ci ha fatto immaginare l’area come un cuneo verde, in cui il movimento sinuoso del fiume disegna gli spazi esterni ed allarga la sua visuale fino a coinvolgere, nella composizione le aree limitrofe che ospitano la sede storica dell’azienda Dallara.

APPARTENENZA

L’idea che abita il progetto è quella di creare un edificio capace di conciliare quindi l’identità individuale delle parti che concorrono a creare il tutto, con un senso di unitarietà dell’insieme, un paesaggio nel paesaggio. L’edifico viene così ad essere un elemento vivo e dinamico, capace di ridefinire il luogo arricchendolo e ridefinendolo, in quanto dotato anche di una forte iconicità, che lo fa essere un vero e proprio landmark minerale del paesaggio, cosi come la roccia in alto nella collina a cui il progetto volge lo sguardo: Quattro geometrie, Quattro forme, Quattro spazi, Quattro funzioni creano il mondo unico di Dallara:
• I CONI/CERCHI territorio/paesaggio
• IL TRAPEZIO/LINEE sistema urbano/produttivo
• CORONA SEMICIRCOLARE territorio/paesaggio
• PARALLELEPIPEDO/LINEE sistema urbano/produttivo

L'IDEA DI PROGETTO

Dallara realizza le vetture da competizione più veloci e sicure, attraverso la messa in atto di una filiera di eccellenza che dalla progettazione arriva sino alla prototipazione, curando ogni elemento della macchina, costituita da singoli elementi che si assemblano sino a costituirne l’unità, che deve essere performante e sicura. Il progetto nasce nella stessa maniera ovvero dall’aggregazione di elementi distinti nei propri ruoli e forme, affiancati tra loro in equilibrio, interconnessi spazialmente e coerenti con la natura e l’uso degli spazi stessi che ne costituiscono l’identità funzionale e semantica dell’edificio nel suo insieme, che vuole porre attenzione alla topografia del luogo, al suo inserimento nel paesaggio, alla sua doppia percezione (dall’esterno e dall’interno), per diventare un luogo di ricerca, progetto, incontro, eccellenza... ora apparenendo veloce e lento, ora manifestandosi silenzioso e sonoro, ora descrivendosi tecnologico e poetico. Un progetto costituito di differenti funzioni, in corpi di fabbrica diversi, che si costruisce attraverso un processo compositivo che coinvolge i corpi stessi e gli spazi interstiziali, tematizzando il sistema di circolazione e le connessioni (la macchina). L’aspetto principale dell’edificio è costituito da una grande semplicità compositiva, articolata attraverso figure geometriche semplici (cerchi, porzioni di corona circolare, rettangoli), che si compongono, immaginando gli spazi aperti fra i volumi (in between) sia formalmente sia come dimensione nella stessa maniera degli edifici veri e propri. Questo criterio progettuale permette di non creare spazi di risulta o di scarto, consentendo una elettiva compenetrazione e connessione fra interno ed esterno. La composizione planimetrica è dotata di un asse principale, quello dei laboratori (il trapezio), accanto al quale giace il parallelepipedo contenente l’auditorium, collocato in posizione asimmetrica rispetto al peso degli altri volumi che compongono il complesso; l’area espositiva è una figura semicircolare, il cui raggio di curvatura sovrasta l’auditorium. A sud, rispetto all’orientamento dell’area di intervento sono collocati i tre coni destinati alle aule didattiche, di cui, quello centrale coincide con l’atrio di ingresso al piano terra. Il progetto, unisce questa idea di complesso di edifici ad una idea di orizzontalità per strati (il piano verde inclinato, il nastro, il coronamento). L’aspetto compatto della composizione volumetrica, che aiuta a delineare l’immagine all’intero complesso definendo il bordo del lotto, lascia spazio a delle fessure che liberano viste prospettiche di taglio verso l’interno. L’edificio va scoperto, vissuto, non si rivela in maniera immediata, tutt’altro, vuole mantenere una sua introversione che richiede il contatto, l’esigenza di “caderci” dentro, viverlo. Il concetto di velocità e flusso costante, tipico delle corse automobilistiche vuole determinare la percezione dell’edificio dall’esterno, coniugandosi con un fronte semicircolare capace di includere il paesaggio e non escluderlo con un atto artificioso e indipendente da esso. L’immagine si apre dalla strada attraverso scorci visuali in successione che conferiscono un’idea di piani orizzontali successivi. i prospetti Il progetto cerca una propria caratterizzazione artistica e formale nei prospetti, attraverso l’utilizzo di differenti materiali, colori e trame dei volumi principali. Volendo esplicitare questo processo, maggiormente leggibile nei prospetti longitudinali, vediamo come la strategia estetica si spinga alla ricerca di un dialogo territoriale. Il prospetto sud dove si affaccia l’ingresso principale al nuovo complesso didattico espositivo si compone di due pesi compositivi.La contrapposizione di una forte trasparenza dei volumi al piano terra, arretrati ad indicare la permeabilita` alla quota di accesso, sovrastata dal pieno del volume metallico della rampa espositiva, dei coni di ceramica ed alle spalle dal volume longitudinale in cemento disegnato secondo un gioco di texture sulla superficie. Il cemento lascia lo spazio alla trasparenza di una grande vetrata solo nella parte centrale, costruendo una cornice attorno all’involucro esterno dei laboratori. La dualità tra opaco e trasparente, focalizza l’attenzione del visitatore, portandolo ad individuare nel percorso della rampa espositiva segnalato all’esterno, l’elemento caratterizzante che disegna e rappresenta simbolicamente la facciata. Il prospetto nord affianca alla valenza estetica quella funzionale; l’idea di matericità fortemente evidenziata dall’involucro in cemento che chiude tutta la facciata, lascia respiro all’uscita di sicurezza localizzata al primo piano alla stessa quota della strada +5.00, all’ingresso alla pedana elevatrice ed al basamento in vetro-cemento. Questa fascia trasparente, insieme ai lucernari in copertura garantisce l’illuminazione naturale dei laboratori addossati al perimetro nord dell’edificio.