CHIESA DEL DIO PADRE MISERICORDIOSO

Città: ROMA
Nazione: ITALIA
Tipologia: EDIFICI RELIGIOSI
Progettista Architettonico: RICHARD MEIER & PARTNERS ARCHITECTS LLP
Date: 2003
La chiesa del Giubileo (la chiesa del Dio Padre Misericordioso), concepita come parte dell'iniziativa del millennio di Papa Giovanni Paolo II per ringiovanire la vita parrocchiale in Italia, si trova fuori dal centro Roma. Il sito triangolare è stato articolato in tre modi: prima, dividendo il regno sacro a sud, dove si trova la navata, dalla secolare area a nord; in secondo luogo, separando l’arrivo pedonale le abitazioni situate ad est; e infine, separando ancora l’arrivo pedonale dal parcheggio situato a ovest. Il sagrato pavimentato ad est della chiesa si estende nel cuore del complesso residenziale e offre una piazza aperta per i cittadini. La metà settentrionale del sito è suddivisa in due corti: la corte orientale è sotto terra con e fornisce luce e l’accesso al piano più basso del centro della comunità. Dietro la chiesa, la corte occidentale elevata è separata dalla corte di meditazione adiacente da una passerella lastricata che conduce al parcheggio. La struttura proporzionale dell'intero complesso si basa su una serie di quadrati e quattro cerchi. Tre cerchi di uguale raggio generano i profili dei tre gusci in calcestruzzo che, insieme alla parete centrale, costituiscono il corpo della navata. Mentre i tre gusci rimandano alla Santissima Trinità, lo specchio d’acqua simboleggia il ruolo svolto dall'acqua nel sacramento del Battesimo. I materiali utilizzati nel portico - la pavimentazione, i rivestimenti murali e gli arredi liturgici - alludono al corpo della chiesa di Cristo, e rimandano al tessuto della zona residenziale adiacente. I lucernari vetrati sospesi tra i gusci sono illuminati da una luce laterale e la navata è animata da un modello continuo di luce e ombra. La luce è diffusa sul volume interno della chiesa e varia secondo l'ora, il tempo e la stagione, conferendo un carattere particolare all’interno della chiesa. 
Crediti fotografici: Scott Frances.