CENTRO DI RICERCA BIOMEDICA - PAMPLONA

Il Centro di ricerca biomedica del Campus del “Hospital de Navarra” è costruito sulla base di un serrato reticolo modulare riferito alle dimensioni di un laboratorio scientifico.
Città: PAMPLONA
Nazione: SPAGNA
Tipologia: SANITA'
Progettista Architettonico: VAILLO + IRIGARAY
Date: 2011
L’astrazione funzionale e il vincolo dimensionale riescono tuttavia a generare una serie di analogie con le forme della natura che riecheggiano nell’involucro e nella ripartizione dei volumi. 
Le gobbe del cammello, la pelle dell’orso polare, le pieghe di una foglia: per creare gli strati più esterni dell’edificio, gli architetti hanno attinto ad una gamma di riferimenti piuttosto esplicita. Il cambiamento delle condizioni climatiche non rappresenta affatto un grande problema per il cammello poiché le sue gobbe sono in grado di accumulare acqua e nutrimento da utilizzare in caso di necessità mentre le forme esterne dell’animale cambiano conseguentemente aspetto. 
Anche gli “zaini” a forma di container sul tetto del Centro di ricerca, caricati di macchine e impianti a servizio dell’edificio, sono in grado di reagire in modo flessibile alle esigenze in continuo mutamento sulla scorta della trasformazione dei processi tecnologici. 
La rigorosità del reticolo modulare cui è assoggettato ogni spazio permette il continuo adeguamento alle esigenze dei piani inferiori senza compromettere l’immagine complessiva della costruzione. 
Secondo lo stesso principio, i varchi previsti al piano terra e nel piano interrato per l’area delle consegne e lo smaltimento dei rifiuti potranno essere facilmente chiusi in una fase successiva. La strategia consente all’edificio di reagire in maniera estremamente flessibile anche ad esigenze di carattere immediato. Il motivo principale per cui è stata progettata una facciata tanto scultorea quanto omogenea era dato dalla necessità di disporre di un involucro capace di avvolgere e unire una grande quantità di esigenze differenti sia dal punto di vista tecnologico sia volumetrico. L’involucro polifunzionale riprende l’immagine delle foglie corrugate e auto-irrigidenti che, combinata con il principio della stratificazione del vello dell’orso polare, genera una pelle esterna rigida e autoportante formata da leggeri pannelli di alluminio stirato. L’immagine è talmente forte che non necessita di alcun altro rimando a riferimenti estetici di ispirazione naturale. 
Regolazione naturale delle temperatura, illuminazione diurna filtrata, circolazione di aria controllata: gli elementi che misurano 4,5 x 0,8 m, montati a una certa distanza dalla facciata, dovrebbero essere in grado, da soli, di soddisfare ogni esigenza di carattere climatico. 
La superficie così modellata, con aperture e appendici, riesce inoltre a ritagliare una silhouette molto “forte” che costituisce inequivocabilmente un landmark urbano. Anche i livelli superiori sono organizzati secondo una griglia planimetrica serrata che trae origine dalle dimensioni modulari di un laboratorio di ricerca. I laboratori sono concepiti come box indipendenti e, così come la spina di servizio centrale, sono vicendevolmente separarti in pianta da un modulo vuoto. Le stecche libere in questo modo ottenute, che attraversano ripetutamente l’edificio per tutta la sua larghezza, servono a accogliere ambienti di servizio a uso promiscuo, a lasciar fluire all’interno la luce diurna filtrata attraverso la pelle esterna e a ritmare lo spazio interrompendo la linearità dei lunghi corridoi. 
Risultato: le analogie con la natura rappresentano una cornice di riferimento ideale e non irrilevante per l’intera concezione del progetto. 
Attraverso la sovrapposizione intelligente di aspetti biometrici e di uno “strutturalismo” di matrice rigida, l’edificio realizzato raggiunge tuttavia un elevato livello di astrazione capace di generare spazi aperti e di sfuggire magistralmente al rischio di cristallizzazione in modelli convenzionali.

Crediti fotografici: Rubén Pérez Bescós