CENTRO CULTURALE ELSA MORANTE

Città: ROMA
Nazione: ITALIA
Tipologia: CULTURA
Progettista Architettonico: LC ARCHITETTURA
Date: 2010
L’intervento detto “Piazza Elsa Morante” è parte di un vasto piano di riqualificazione del “Laurentino 38”, noto insediamento GESCAL per 32.000 abitanti, realizzato su disegno di Pietro Barucci tra il ‘71 e l’84. Il programma di progetto consiste nella realizzazione di un Centro culturale inteso come nuova “piazza” di quartiere. Il sito è un parcheggio sottoutilizzato di oltre due ettari: due volte Piazza Navona; quattro volte la galleria della Stazione Termini. E’ una sezione di margine al piede di una collina edificata, conclusa da un piano basso, segnato da un filare di pini. Questi e i vari sottoservizi dettano le regole d’assetto, limitando l’area edificabile ad una striscia lunga e stretta. La dimensione dell’area è una risorsa e nello stesso tempo un problema da risolvere per evitare quel “fuori scala” tra uomo e struttura urbana che è uno dei maggiori problemi del quartiere. D’altro canto, la giacitura bassa chiude visuali che solo pochi metri più in alto sono ampie e suggestive. In questo quadro, il progetto opera per piani orizzontali: la quota zero, tutta pedonale e sistemata a verde, ed una seconda quota su esili colonnine in acciaio, costituita da piani netti, appena al di sotto delle chiome dei pini, lambiti da terrapieni verdi. Tra questi due piani si snodano i nuovi spazi: l’emeroteca, la mediateca, un teatro per 192 posti e una arena per 300 persone. Tre edifici pensati come open space, disposti a ridosso di una lunga quinta metallica che, attraversandoli, separa il parco dalla strada adiacente. La disposizione lineare realizza tre ambiti spaziali, connessi dalla trasparenza degli edifici, su cui si aprono le attività del Centro Culturale: la “piazza d’acqua”, principale accesso dal quartiere, il “boschetto” tra emeroteca e mediateca e la “piazza della multimedialità” tra mediateca e teatro. Per un quartiere che programmaticamente non ha un centro, il progetto propone non una impossibile piazza tradizionale ma una serie di “piazze”. Ognuna segnata da grandi tralicci in acciaio a supporto degli impianti fotovoltaici ma anche fuochi di luce e colore come segnali urbani. Il percorso che connette le “piazze” si sfrangia verso la Riserva naturale, simulando il tipico rapporto romano tra città e campagna dove ai filari dei pini si associano i rilevati erbosi delle strade e l’ondulazione del terreno. Semplici collinette verdi variano le visuali costruendo una sequenza di spazi per la sosta e l’incontro. Anche in questo caso, l’intervento utilizza materiali ecologici e fotocatalitici, produce energia tramite sistemi fotovoltaici, accumula le acque meteoriche per l’irrigazione del parco. Per “riconversione urbana” una spianata d’asfalto diviene un sistema integrato di servizi pregiati, verde pubblico e spazi di relazione in risposta alle istanze degli abitanti.
Crediti fotografici: Face2Face Studio Abbrescia Santinelli, LC Architettura
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