Work in progress per il Grattacielo Intesa San Paolo di Renzo Piano

La cerimonia salutata dagli anglosassoni come “groundbreaking” è già avvenuta e, a Torino, la superficie del suolo sul quale sorgerà il nuovo grattacielo Intesa San Paolo di Renzo Piano è stata scavata da qualche mese. Nel cuore del nucleo storico del capoluogo piemontese, a due passi dalla stazione di Porta Susa, si prosegue con il getto delle strutture interratte sulle quali verrà elevato il complesso terziario ideato dall’architetto genevose: i diaframmi di fondazione sono ultimati, l’enorme basamento orizzontale destinato ad ospitare circa 300 posti auto è stato coperto da una piastra in calcestruzzo. La piattaforma invade interamente la dimensione del lotto, tramutandola, al piano terra, in uno spazio pubblico pavimentato, in un’oasi collettiva accessibile: un luogo di sosta, di passaggio, una pausa entro il fitto tessuto urbano delle fabbriche circostanti. Renzo Piano sembra consolidare quella tipologia che Mies, negli anni cinquanta del secolo scorso, aveva decretato con il Seagram Building di New York: una piazza rettangolare occupata, su uno dei lati corti, da una torre prismatica, da un parallelepipedo con geometrie regolari. Nella capitale dei Savoia la nuova torre di 168 piani non diventa una sfida architettonica contro la Mole Antoneliana: si attesta ad una quota più bassa e cerca piuttosto di incarnare la tensione metropolitana verso tecnologia e sostenibilità. L’edificio è una verticale di piccoli giardini destinati ai dipendenti, di funzioni pubbliche e private, di soluzioni per la limitazione dell’impatto ambientale culminanti in una serra fredda panoramica, in una terrazza verde aperta sulle Alpi. La facciata a doppia pelle di cristallo avvolge la sommità accessibile, ne diventa una vela, smaterializza progressivamente la costruzione, elimina quel confine netto tra artificio e natura. Le lastre trasparenti si perdono nell’atmosfera, la torre è permeabile e porosa. Il grattacielo Intesa San Paolo, che attende l’ultimazione per il 2013, è progettato da Renzo Piano come una bioarchitettura, in grado di assorbire le dinamiche ecologiche, riverberarle dall’involucro edilizio, includerle nella superficie disponibile, offrirle, infine, a dipendenti e visitatori ai quali sono destinate.