Ultimato a Cracovia il Polish Aviation Museum

Come fosse un aeroplano di carta, piegato, leggero, dalle forme spezzate e precise. Il Polish Aviation Museum di Cracovia non poteva che derivare la sua morfologia aperta, le sagome esili e appuntite dalle flotte aeree militari che popolano lo stesso spazio espositivo: l’idea di volare, lo spirito del luogo e la sua struttura permeano l’edificio appena ultimato da Pysall Ruge Architekten su un lotto di evocazione quasi mitologica. Il fabbricato giace infatti su quel terreno rurale e periferico che, cent’anni fa - nel 1912-, era stato trasformato nel principale campo di aviazione dell’impero austro-ungarico. E ne sorge come un elemento necessario, un’addizione naturale che rispetta le tracce presenti e le preesistenze. Il museo è infatti inserito entro un appezzamento quadrato di 60 x 60 m: una geometria mutuata dallo storico disegno di un suolo rigorosamente suddiviso sulla base delle esigenze funzionali. E se la collocazione planimetrica ricalca i segni impressi sulla superficie, i dodici metri di altezza rimandano invece agli hangar circostanti, disseminati all’interno dell’area e realizzati in periodi storici differenti. Gli architetti tedeschi rinunciano all’idea di perimetrale il quadrilatero, di riproporre un edificio-contenitore conformandosi ai margini uniformi; il contorno non è assunto tanto come limite irrevocabile ma piuttosto come potenziale di un progetto che li travalica concettualmente, per imporre una struttura permeabile e fortemente simbolica. Cemento grigio faccia a vista, oblò circolari, porzioni trasparenti agli estremi come fossero le cabine di pilotaggio: il Polish Aviation Museum di Pysall Ruge Architekten è un apparecchio epico al pari di quello che ospita.
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