Section of autonomy. Six korean architects

Dal 03/04 al 12/05, Milano

SpazioFMG per l’Architettura festeggia i suoi primi 10 anni con una mostra d’eccezione, che conferma il suo interesse verso la produzione architettonica di alta qualità e i contesti geografici emergenti. Dal 3 aprile 2017, la galleria ospita la mostra “Sections of Autonomy. Six Korean Architects”, dedicata ai sei progettisti coreani contemporanei più interessanti e sperimentali. La mostra potrà essere visitata, dal 03/04 al 07/04 dalle 11.00 alle 21.00, con visita guidata; dal 10/04 al 12/05 invece sarà accessibile solo il Giovedì- Venerdì dalle 16.00 alle 19.00. La mostra esplora il lavoro di una generazione di professionisti che si è affermata tra la fine degli anni ‘90 e i primi anni 2000. In un paese finalmente democratico e liberato dalle pressioni ideologiche di una dittatura ventennale, questi progettisti hanno potuto esprimere la propria individualità, elaborando i temi del presente in una sintesi virtuosa di valorizzazione della cultura locale e attenzione alla ricerca architettonica internazionale. Il lavoro dei sei architetti viene raccontato attraverso le loro parole, i disegni tecnici e i modelli prodotti dai loro studi e le fotografie d’autore che hanno commissionato. Questo ricchissimo caleidoscopio di visioni e suggestioni racconta la vivacità e la complessità del paesaggio urbano delle metropoli coreane, dove l’altissima densità determina forme sempre nuove di intersezione e stratificazione degli spazi pubblici, collettivi e privati. I protagonisti sono Choi Moon-gyu (Ga.A Architects), Jang Yoon-gyoo (Unsangdong Architects Cooperation), Kim Jong-kyu (M.A.R.U.), Kim Jun-sung (Architecture Studio hANd), Kim Seung-hoy (KYWC Architects), Kim Young-joon (YO2 Architects). SpazioFMG è la seconda tappa della mostra, curata da Choi Won-joon e Luca Galofaro, recentemente ospitata alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma, che si presenta sotto una nuova veste grazie al contributo del curatore milanese Luca Molinari. Queste le parole del curatore Luca Garofalo: 

“Questa mostra racconta il tentativo di una generazione di ripensare il rapporto tra architettura e luogo urbano. Questi sei architetti cercano infatti di definire la città come spazio di vita collettivo. Ogni edificio definisce una precisa forma urbana in cui il limite tra pubblico e privato sembra svanire. L’Asia continua ad attrarre l’attenzione, ma sono sempre la Cina dei progetti su grande scala e il Giappone della sperimentazione sull’architettura domestica al centro dello sguardo dell’occidente. La Corea non cerca di stupire con grandi progetti e non trasforma la ricerca in un’esigenza dell’individuo ad esprimere i propri desideri, ma definisce i limiti di una nuova oggettività”.
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