Politiche urbane: serve innovazione

E' quanto ha affermato Giuseppe Cappocchin nell'ambito dell'evento "Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualità".

Per trasformare veramente le nostre città non bastano certamente le norme che prevedono la demolizione e la ricostruzione in classe “A” dei fabbricati. Si tratta certamente di una operazione importante ma che, presa a se stante, non rappresenta un passo nella direzione di una nuova politica urbana, non rappresenta un modo nuovo di immaginare la città che verrà. Rimanere nello stretto ambito dell’edilizia limita il dibattito a temi “tecnici” quali la modifica della sagoma o le quantità costruibili. 
Quello che serve davvero è integrare la micro scala (problematiche di edilizia) con la macro scala (problematiche di politiche urbane) per ottenere una convergenza sia degli interventi che delle risorse economiche pubbliche e private”. così Cappocchin, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori Paesaggisti “Riuso, il programma degli architetti italiani per la rigenerazione urbana sostenibile, contiene anche elementi determinanti per superare la complessità burocratica degli interventi che devono tenere conto delle effettive necessità dei territori sui quali si intende operare”. “Va comunque ribadito – e gli architetti italiani non si stancano di farlo – che solo attraverso una programmazione almeno ventennale, coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio, sarà possibile incidere in modo concreto sulle politiche urbane per dire basta a progetti improvvisati e finalizzati unicamente a cogliere le occasioni di volta in volta offerte da provvedimenti governativi”.
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