La prossima apertura di Palazzo Pallavicini a Bologna

L’estate bolognese apre le sue danze annunciando al grande pubblico la prossima apertura dell’incantevole Palazzo Pallavicini, dimora settecentesca di proprietà privata, ubicata in via San Felice 24 a pochi passi dalle Due Torri e da Piazza Maggiore, allo scopo di ospitare prestigiosi eventi culturali: un tesoro nascosto rimasto chiuso per lungo tempo e in via di restituzione alla città, quale vero e proprio contenitore di arte e cultura al pari dei più illustri palazzi bolognesi. 
Il progetto, a cura della Pallavicini S.r.l, composta da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci, è stato presentato nella conferenza stampa del 14 giugno. Un processo di eccezionale restauro parziale, che vedrà il celebre fumettista Milo Manara protagonista della prima grande mostra di Palazzo Pallavicini, a partire da venerdì 22 settembre 2017.

La ristrutturazione in corso degli interni non può che ridestare l’architettura mozzafiato del palazzo che, come riferisce la storica dell’arte Elisabetta Landi nel suo studio “Gianluca e Giuseppe Pallavicini: la cultura e le committenze artistiche e musicali”, fu attribuita da Giuseppe Guidicini (1763 – 1837) agli architetti Paolo Canali e Luigi Casali, commissionati dalla famiglia Isolani nel 1557, giunti a Palazzo dopo i Sala (1493), al tempo della dominazione dei Bentivoglio, e di alcune nobili famiglie bolognesi come i Villa, i Volta e i Marsili. La folgorante e monumentale scalinata di benvenuto e il salone con soffitto a lanterna, che è il più alto della città insieme a quello di Palazzo Ranuzzi, furono opera di Paolo Canali, mentre le sale vennero fastosamente decorate dai dipinti di Giovanni Antonio Burrini nel 1690. Il palazzo fu poi scelto come abitazione per il suo prestigio dal maresciallo Gian Luca Pallavicini (Genova, 1697-1773), condottiero e ministro dell’impero di Carlo VI d’Asburgo e di sua figlia, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e madre della Maria Antonietta regina di Francia decapitata durante la Rivoluzione Francese. Col Pallavicini, l’edificio divenne la sede di una corte europea dagli scenari di una vera e propria reggia. 
Ma fu la sera del 26 marzo 1770 che Palazzo Pallavicini visse un momento di preminente importanza storica, che vide il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart esibirsi nel salone del Burrini alla presenza dell’alta aristocrazia europea e di settanta dame cittadine. Con grande orgoglio, il 28 marzo il conte scrisse al ministro Firmian: “Si tenne a questo fine Lunedì sera in mia casa una conversazione di 70 dame alla quale intervennero il Sig.e Cardinale Legato, i Sig.ri Principi di Holstein, e quasi tutta la nobiltà, e il giovane professore vi diede prove così ammirabili del suo sapere, che nella tenera sua età sembrerebbero incredibili a chi non le vede…”. Il bambino prodigio era arrivato a Bologna con il padre Leopold il 24 marzo e Gian Luca, che era un fine intenditore, non se lo fece scappare. 
Nelle sale della residenza si avvicendarono altri e importanti episodi di storia internazionale, che videro passare i protagonisti della politica del tempo: dalla giovane principessa Maria Carolina d’Asburgo, che nel 1768 fu scortata a Napoli dal maresciallo Pallavicini per incontrare Ferdinando di Borbone, suo futuro sposo, al granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena, con la moglie Maria Luisa di Borbone Spagna, e l’imperatore d’Austria Giuseppe II nel 1769. Il tutto accompagnato da teatrali festeggiamenti, come la memorabile corsa dei “cavalli barbari”, organizzata nel 1775 lungo via San Felice per l’arrivo dell’arciduca Massimiliano. La magnificenza del Palazzo s’incrementò negli anni a seguire con il conte Giuseppe Pallavicini (1756-1818), che raggiunta la maggiore età e divenuto proprietario dell’edificio, indisse nuovi cantieri, documentati nel dettaglio grazie alle numerose carte dell’archivio di famiglia. Cresciuto con la formazione degna di un sovrano, egli decise di trasformare il palazzo in uno stabilimento neoclassico d’avanguardia di altissimo livello e, in vista delle sue nozze (1776), interpellò grandi protagonisti della civiltà artistica del tempo, tra cui l’architetto Raimondo Compagnini, lo scultore Giacomo Rossi, il quadraturista David Zanotti, e i figuristi Filippo Pedrini e Giuseppe Antonio Valliani. Ne sono tutt’oggi testimoni le affascinanti decorazioni interne al palazzo. Il percorso nei cantieri neoclassici di Palazzo Pallavicini ha il suo coronamento nella biblioteca, destinata ai diciottomila volumi del conte Gian Luca, dove si assiste a un altro unicum della pittura bolognese, che vede la data “1792” e la firma del quadraturista, nonché autore della biblioteca, Flaminio Minozzi sulla cupola della sala, quale evento raro per un affresco nella storia dell’arte. Tanta maestosità e prestigio, dunque, in un luogo le cui pareti traspirano le memorie di un tempo e dove, fra storia e stili epocali, rivivono ancora i personaggi del passato. Tutto questo, finalmente, in via di rinascita e rigenerazione di un edificio di grande pregio, il quale si prepara a riservare grandi sorprese alla città di Bologna con un programma culturale straordinario, a partire da settembre 2017.
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