Inaugurato il Museo Soumaya

16 mila pannelli esagonali in alluminio, letteralmente incollati su superficie di cemento che sembra modellata con la plastilina. Le sagome curvilinee e fluide del nuovo Museo Soumaya sono il capriccio dell’imprenditore messicano Carlos Slim Helú, niente meno che il personaggio-copertina della rivista americana Forbes 2010, l’uomo più ricco del mondo, il collezionista di opere d’arte più appassionato del Sud America. Ed è stato proprio Slim ad inaugurare, il 1 marzo 2011, l’edificio culturale più emblematico del pianeta, realizzato a sue spese e progettato dall’architetto Fernando Romero. Un monumento iconico, un oggetto urbano che, a causa delle notevoli difficoltà costruttive generate delle forme poco tradizionali, ha ritardato l’apertura di numerosi mesi. La provocazione suggerita da questo corpo a clessidra, privo di qualsiasi simmetria, è stato infatti un bel grattacapo per il celebre studio londinese Arup & Partners, che ha progettato una struttura reticolare di profilati di acciaio in grado di riprodurre tridimensionalmente la forma libera dell’edificio. All’interno sei sale per un totale di 17 mila metri quadrati articolano la cavità verticale del fabbricato, appoggiato su una enorme piastra basamentale di calcestruzzo faccia a vista che eleva il luccicante complesso al di sopra di una delle strade più trafficate del Messico.  Quasi un monile fuoriscala , un bracciale o una cotta medioevale: questa scultura dal tessuto metallico è impenetrabile. La luce naturale pervade gli ambienti espositivi solamente dalla coperura-lucernario circolare, obbligando ad un tipo di illuminazione quasi interamente artificiale. Il Museo Soumaya aprirà al pubblico il 29 marzo, quando i visitatori si accalcheranno sulla scalinata interminabile nella soggezione-attrazione di questa architettura sgargiante.
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