Pubblicato il 25 febbraio 2014

IL LUOGO DELL’ASSENZA – FINO AL 28 FEBBRAIO

A proposito di una demolizione. Mostra per riflettere sulla distruzione della casa dello studente di Chieti. I tre architetti invitati sono: Luigi Coccia, Carlo Moccia e Lucio Rosato.

Il luogo dell’assenza “è dove, nell’impercettibile vuoto di un territorio saturo di caos, la ragione della forma negata all’architettura resta più forte di una presenza: memoria di un altro paesaggio che sarebbe potuto accadere e farsi città” (LR). Queste parole per raccontare il senso del nuovo appuntamento espositivo che Usomagazzino per altre architetture dedica ad una riflessione sulla demolizione della casa dello studente di Chieti; progetto realizzato solo in parte e in parte inopinatamente demolito qualche anno fa. 

Insieme all’esposizione del manifesto originale della presentazione del progetto tenutasi a Chieti nel 1980, sono stati invitati tre architetti (esponenti dell’ultima generazione di architetti formatisi in quella che era la scuola di Pescara di quegli anni) a misurarsi, attraverso una loro libera interpretazione, con il “luogo dell’assenza” di quello che era il manufatto progettato da Giorgio Grassi e Antonio Monestiroli. I tre architetti invitati sono: Luigi Coccia, Carlo Moccia e Lúcio Rosato che rispondono in modo eterogeneo presentando un modello, una lettera e una installazione dinamica. 

Luigi Coccia si interroga sulla solitudine degli elementi primari evidenziando attraverso un modello la trasformazione dell’area di pertinenza alla casa dello studente dagli anni ‘50 al 2000 attraversando il tempo di prima della costruzione, della costruzione e della demolizione del manufatto. Se Carlo Moccia si accosta al tema posto affidando la sua riflessione ad una lettera nella quale racconta la forma necessaria, Lucio Rosato disegna a terra con la terra verde le impronte delle parti demolite del progetto ribaltando così il rapporto presenza/assenza. Si tratta di una installazione che si lascia disfare dai visitatori che si renderanno partecipi (più o meno involontariamente) di una disgregazione della forma segnando di altre impronte verdi lo spazio a dire che di quella presenza/assenza porteremo con noi inevitabilmente le tracce. 

Usomagazzino per altre architetture
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Fino al 28 febbraio