Pubblicato il 16 gennaio 2019

Fondazione Golinelli inaugura G-Factor, il nuovo incubatore-acceleratore progettato da diverserighestudio

Lunedì 25 febbraio Fondazione Golinelli inaugura a Bologna G-Factor, il nuovo incubatore-acceleratore rivolto a realtà imprenditoriali emergenti.
Il progetto architettonico – che ha rigenerato ulteriori 5.000mq complessivi dell’area industriale bolognese su cui sorge Opificio Golinelli – è a firma di diverserighestudio di Simone Gheduzzi, Nicola Rimondi e Gabriele Sorichetti. Lo studio vanta riconoscimenti internazionali: ha rappresentato l’Italia al London Festival of Architecture, all’Esposizione Universale di Shanghai e per tre volte è stato selezionato alla Mostra Internazionale di Architettura di Venezia (nelle edizioni XII, XV e XVI). Allo stesso studio erano state affidate la progettazione e la realizzazione, nel 2015, di Opificio Golinelli.

L’idea dell’incubatore-acceleratore nasce all’interno del piano di sviluppo pluriennale di Fondazione Golinelli, Opus 2065, ideato per supportare le giovani e giovanissime generazioni nel loro percorso di crescita. Dalla sua apertura, quattro anni fa, l’Opificio ha già superato le 300.000 presenze ed eroga ogni anno mezzo milione di ore di formazione (suddivise tra differenti tipologie di utenza: studenti, insegnanti, aspiranti imprenditori…) e si propone per il futuro alla comunità internazionale come uno dei più importanti centri di riferimento per l’innovazione a livello europeo. Con G-Factor si completa un ecosistema integrato, unico in Italia, con tutte le fasi di una filiera complessa e interconnessa: educazione, formazione, ricerca, trasferimento tecnologico, incubazione, accelerazione e private equity/venture capital. Oggi la città della conoscenza, dell’innovazione e della cultura con Opificio, il Centro Arti e Scienze Golinelli e G-Factor copre una superficie di 14.000mq.

G-Factor ha come scopo la formazione della cultura d’impresa in tutti i settori anche attraverso la progettazione e l’erogazione di servizi volti a creare una nuova imprenditorialità ad alto contenuto innovativo, scientifico e tecnologico. È stato pertanto immaginato come uno spazio mutevole, che possa modificare la propria dimensione interna – sia in orizzontale che in verticale – assorbendo il percorso di crescita e di presa di autonomia delle aziende che via via si insedieranno. Uno spazio ad alta adattabilità, capace di essere ripensato di volta in volta per dare spazio a nuove, altre attività imprenditoriali. Per questo è stato fondamentale valorizzare il vuoto e dotarlo di supporti tecnologici che permettessero, assieme a dispositivi di arredo mobili, una sempre nuova configurazione. Lo spazio interno è composto da una grande “serra connettiva” – infrastruttura della mobilità e pensata per essere percorsa anche da robot – dalla quale si giunge a quattro cluster di lavoro adattabili, di pari dimensioni, due al livello terra e due al primo livello (circa 472mq e 600mq), configurati in modo da poter essere suddivisi in singoli slot di produzione tramite un sistema di partizioni mobili in arredo per garantire la massima flessibilità alle esigenze di sviluppo e adattamento delle imprese ospitate. Grande attenzione è stata riservata al tema della luce diffusa e allo studio sui colori, che stimolano la creatività delle persone, favorendo contemporaneamente la riduzione dei tempi di apprendimento e di produzione. Il progetto architettonico è stato studiato in assoluta armonia con gli spazi di Opificio Golinelli, come due volti di una stessa medaglia. «Questa architettura, metafora di una città complessa, si è cimentata nello sperimentare la progettazione delle forme nel tempo – spiega Simone Gheduzzi di diverserighestudio. – Abbiamo superato la consolidata idea moderna di uno luogo finito e non modificabile a favore della facoltà di adattarsi delle imprese ad uno spazio in continuo divenire».