Due parole con Alejandro Zaera Polo

Modulo: Nuove materialità e nuovi software digitali aiuteranno a rigenerare l’architettura dei prossimi decenni. Cosa pensi che acquisterà il primato tra: originalità (nuove forme) e innovazione (nuove tecnologie)?
Alejandro Zaera Polo: Non mi interessa la forma a se stante, come un semplice esercizio di originalità. La forma deve essere il risultato delle sinergie globali del progetto come la sostenibilità dei materiali, cercando applicazioni e tecnologie innovative. Ma voglio anche che il materiale esprima la sua appartenenza al luogo e concorra a delinearne l’identità. Abbiamo recentemente realizzato il centro commerciale Meydan ad Istanbul ed abbiamo adottato il cotto perché la terra del posto produce questo materiale. Lavoriamo in un contesto globalizzato, ma vogliamo rispettare ed interpretare la cultura dei luoghi; non ripetere uno stile ma potenziare le tradizioni locali, partendo anche dalle soluzioni materiche. Il centro tecnologico Rioja è ancora un altro tipo di sperimentazione: la struttura in ferro e vetro verrà completamente schermata da viti rampicanti che armonizzano con il landscape e la vegetazione dell’area. Per i grandi magazzini John Lewis a Leicester abbiamo creato una pelle vetrata serigrafata translucida per ricordare la cultura del ricamo per cui è nota la città. Ogni progetto è unico. Non partiamo quindi dalla forma ma dai contenuti del programma e dalle tradizioni locali.
Modulo: Puoi spiegarci gli obiettivi della sperimentazione a Carabanchel?
Alejandro Zaera Polo: Non è facile sperimentare con l’edilizia sociale per i forti vincoli imposti dalla normativa della Municipalità Comunale. In un contesto, limitato anche sul fronte delle risorse economiche, il nostro obiettivo è stato quello di sfruttare al massimo la struttura del lotto per ottenere massime superfici di appartamenti. Questo obbligava quasi ad una estrema razionalizzazione ed omologazione che abbiamo contrastato con una soluzione di involucro che ha caratterizzato fortemente l’intervento, grazie alle infinite configurazioni dei fronti che vengono gestiti direttamente dai residenti e dai loro bisogni e non da scelte imposte dall’architetto.
Modulo: Per quanto riguarda la manutenzione del cannicciato in bambù, quali sono gli accorgimenti che dovranno essere adottati?
Alejandro Zaera Polo: Abbiamo considerato vari materiali, tra cui anche l’acciaio a traforo, ma poi abbiamo optato per un materiale che avesse un riferimento alla cultura dei luoghi ed una forte valenza sostenibile come il bambù. La manutenzione prevista è quella ordinaria e il sistema è stato brevettato per una durata di 10-15 anni, periodo in seguito al quale il materiale deve essere sostituito.
I pannelli, costituiti da telai prefabbricati e dal rivestimento in bambù montato in opera, è una sperimentazione totale, che coniuga industrializzazione ed artigianalità con logica innovativa. Agli inizi l’impresa era sospettosa ma poi si è convinta a procedere. Naturalmente, è un caso che definirei unico; in Inghilterra, per esempio, non avremmo potuto realizzarlo perché le certificazioni sui prodotti non avrebbero consentito di adottare materiali e sistemi non conformi agli standard britannici.