Pubblicato il 6 maggio 2013

CONVERSAZIONE CON TOMMASO VALLE - Sul linguaggio architettonico

Modulo: Lo Studio Valle, da Cesare Valle senior all’attuale assetto…lo studio ha sviluppato nell’arco di oltre cinquant’anni di attività un linguaggio architettonico basato sull’utilizzo di molte tecnologie, ma prevalentemente dell’acciaio e del vetro. Non sono mancate sporadiche concessioni alla tradizione materica ed alla storia. Ci racconti l’evoluzione di questo linguaggio.

Tommaso Valle: Reputo importantissima la riconoscibilità di un linguaggio architettonico proprio, come parte di un’espressività assolutamente intima del suo autore. Tuttavia l’architettura, a differenza delle altre arti, arriva ad essere ben riuscita se è in grado di mettere in atto una sintesi tra la sensibilità del progettista e la specificità del contesto, le tradizioni locali, il genius loci. Intervenire in un ambito come quello italiano, significa, in primo luogo, istituire un confronto con una tradizione estetica dominata dalla gravità della materia ed in cui specifiche correnti architettoniche hanno trovato terreno ostile alla loro attuazione. E’ questo un fenomeno non solo contemporaneo, ma indubbiamente anche storico. In questo senso basti pensare alle variazioni con cui l’architettura gotica ha trovato diffusione in Italia: ben lontana dagli esempi d’oltralpe, anziché slanciarsi coraggiosamente verso l’alto, rimaneva, comunque, ancorata al peso del proprio costrutto quasi a testimoniare come non fosse possibile “importare” un modello senza che lo stesso si contaminasse della storia di un luogo.
Lo Studio Valle si è sempre più indirizzato, nel corso di oltre cinquant’anni di attività, verso un linguaggio architettonico “high tech”, che ha impiegato l’evoluzione della concezione della struttura e della tecnologia dell’acciaio e del vetro per la creazione di un’estetica dominata dalla trasparenza e dalla leggerezza.
Nel corso di questa evoluzione non sono mancate le concessioni che l’architettura italiana, come accennavo, deve talvolta necessariamente alla storia. In questi casi, la scelta di adozione di un linguaggio è sempre avvenuta in maniera critica, opportunamente ponderando l’esasperazione dell’impiego della tecnologia, al contesto di riferimento, agli aspetti strettamente funzionali e alle necessarie esigenze della committenza. Senza retrocedere troppo con lo sguardo fino a progetti in cui non si era raggiunta la piena maturazione di questo iter, direi che la Cantina Icario di Montepulciano è esemplificativa in questo senso. Il concept progettuale nasce indubbiamente dalla suggestione dell’architettura locale e dall’esigenza, specifica di questo contesto, di introdurre nel paesaggio un elemento mimetico e non invasivo della volumetria. Tuttavia, l’impiego della tecnologia e l’estetica della trasparenza e della leggerezza capovolgono il rapporto usuale esterno-interno in uno spazio che, circoscritto entro il suo involucro, si ripiega su sé stesso privilegiando i rapporti visuali interno-interno.
L’adesione ad un linguaggio architettonico quindi, a mio avviso, non deve avvenire in maniera a-critica e decontestualizzata ma in talune circostanze deve essere in grado di contaminarsi della storia del luogo senza, tuttavia, completamente snaturarsi.