CONVERSAZIONE CON TOMMASO VALLE - Le opere più recenti

Modulo: Qual è la recente attività dello Studio?

Tommaso Valle: Lo Studio Valle ha costantemente affiancato, nei suoi oltre cinquant’anni di attività, la propria professionalità condotta “sul campo” ad un’attività di ricerca e sperimentazione linguistica svolta attraverso i concorsi di progettazione, in particolare internazionali. Il concorso di progettazione è un fondamentale strumento di convergenza della sperimentazione e della ricerca architettonica, un’occasione sui generis di abrogazione delle consuete limitazioni creative, di sovrascrittura dei nazionalismi circoscritti, di confronto critico con professionisti dalle differenti culture ed esperienze.
La crisi economica degli ultimi anni ha reso necessario, per noi progettisti, un’attenta operazione preliminare di management, finalizzata ad individuare i contesti più proficui in cui investire le risorse necessarie alle operazioni progettuali, di fatto vere e proprie operazioni economiche. Con mio grande rammarico, questi scenari hanno sempre più difficilmente interessato l’Italia, convergendo invece ultimamente, nel nostro caso, in ambiti come l’Iraq o la Cina, in occasione dei concorsi per la Nuova Sede del Parlamento Iracheno a Baghdad; del Complesso multi-funzionale “Shenhua Group’s Headquarter”, nell’isola di Hengqin; e del Megastore Macalline Red Star a Pechino.
Dall’esperienza ormai acquisita, vorrei sottolineare come cimentarsi in ambito internazionale implichi, per i professionisti italiani, difficoltà di diversa natura, professionali ed istituzionali. Confrontarsi con colleghi esteri vuol dire, infatti, il più delle volte, rapportarsi a maggiori esperienze consolidate “sul campo”  in quanto   realizzare un’opera pubblica  è divenuta, nel nostro paese,  un’operazione quasi sporadica e troppo spesso densa di ostacoli, economici, tecnici e burocratici. Questo si traduce, genericamente, in curriculum dalle maggiori qualifiche professionali. Non solo. Ho riscontrato notevoli differenze tra progettisti italiani ed esteri nelle modalità di supporto da parte degli organi istituzionali di appartenenza, fattore  che gioca indubbiamente un ruolo fondamentale e strategico.  
In un periodo storico come quello attuale, auspico che l’Italia recuperi il passo, adeguandosi al contesto internazionale.
La Nuova Sede del Parlamento Iracheno, a Baghdad, è un concorso internazionale attualmente in fase di aggiudicazione, cui abbiamo recentemente preso parte affiancando nomi prestigiosi quali Aeroports de Paris (Francia); Zaha Hadid (Iraq); Gmp-architekten (Germania); Capital (Inghilterra); ecc.
Pensare oggi alla Nuova Sede del Parlamento Iracheno è senza dubbio un’operazione complessa, che deve necessariamente risultare portavoce di una serie di contenuti e simboli in grado di trasmettere al tempo stesso il senso di appartenenza e l’identità della nuova Repubblica. Il bando di concorso è stato ritenuto particolarmente interessante in quanto più che puntare sulle qualità estetiche (forma, volumi, materiali, colori, ecc) e tecniche dell’edificio in sé, richiedeva un “simbolo” in cui far convergere elementi oggettivamente ed univocamente riconoscibili nell’immaginario comune, soprattutto nazionale.
Il Complesso multifunzionale “Shenhua Group’s Headquarter, nell’isola di Hengqio, è un concorso internazionale cui hanno partecipato, dopo un’ampia selezione, oltre allo Studio Valle, nomi illustri  quali Gmp-architekten, Beijing Design Institute, Shenzheng Design Institute. L’area di intervento, di 60,499.03 m2, è ubicata nel settore est dell’isola, direttamente prospiciente l’estuario del fiume Zhujiang, nel Mar della Cina, all’interno di un masterplan complessivo molto più ampio, redatto da Ove Arup.  Il nuovo Central Business District (CBD) mira ad un livello di internazionalizzazione pari a quella degli esistenti di Hong Kong, Macau, Shenzheng. Il progetto per il complesso multi-funzionale “Shenhua Group’s Headquarter” prevede la realizzazione di uffici direzionali, un distretto finanziario, sale conferenze, un complesso ricettivo, attrezzature per il tempo libero, spazi commerciali, per una superficie utile complessiva di 241,996.12 m2. La particolarità dell’ubicazione richiede una stretta connessione visiva e funzionale con gli ambiti limitrofi che, nella fattispecie, ha portato all’utilizzo di un sistema di facciata in vetro dalla configurazione a “squame”. Una doppia pelle così concepita per consentire agli utenti dei singoli spazi interni di modificarne liberamente il microclima ed, al tempo stesso, per riverberare in maniera complessa il contesto locale ed il mare.
Il progetto per il Macalline Red Star a Pechino, sorge su un’area di intervento di circa 41.000 m2, con superficie lorda complessiva di circa 210.000mq. L’intervento è il prodotto di un intimo ed astratto connubio tra i sistemi ad alta tecnologia e la reinterpretazione degli archetipi locali. Il concept progettuale sintetizza la valenza metaforica del ciclo e della continuità della vita in una sorta di “microcosmo” evocante alcuni elementi appartenenti alla tradizione popolare cinese. La superficie liquida costituisce un piano astratto sul quale si liberano i percorsi pedonali, fluttuanti in una sorta di paesaggio artificiale definito da morbide superfici vitree e da improvvise cavità luminose. Il fronte è disegnato dall’evanescenza dell’attacco a terra, una superficie vetrata che determina la continuità visiva tra esterni ed interni: una grande “bolla” di vetro, dinamicamente deformata, convergente nell’elemento ovoidale, punto di accumulazione della composizione, simbolo della continuità della vita e della famiglia, destinato ad ospitare il museo del mobile. Il fronte dell’edificio è costituito da una facciata - vetrina, una doppia pelle attraversata da elevatori dal tragitto trasversale, che, con un rapido excursus dello spazio espositivo, consentono all’utente di ri-costruire un itinerario che, attraverso la storia del mobile, rappresenti l’evoluzione del tema della casa e dell’abitare dalla preistoria, al mondo moderno, al futuro. Gli interni sono modellati dalla prevalenza di “vuoti” e cavità improvvise, che consentono la diffusione della luce zenitale e l’introspezione spaziale tra i diversi livelli.