CONVERSAZIONE CON MAURIZIO MILAN - L'ingegneria prima della rivoluzione informatica

Modulo: Era “più difficile” ingegnerizzare, prima della rivoluzione informatica?

Maurizio Milan: Il mio percorso professionale è cominciato quasi trent’anni fa. E in effetti non erano molti gli strumenti di calcolo a disposizione. E non c’era stata neppure la “calata di Arup” che ha avuto il grande merito di alzare il livello dell’attenzione sui temi dell’engineering, del “fare come”.
Anche oggi l’engineering è una professionalità di nicchia, non fosse per l’altissimo livello di competenze che richiede, per il rigore estremo che impone, per la capacità di “inventare”, molto lontana dai parametri della genericità. 
Gli oggetti informatici derivati dall’astrofisica, dalle applicazioni della Nasa sono stati i primi protagonisti dell’evoluzione dell’engineering. Nastron, ad esempio, è stato il primo software in grado di sviluppare l’analisi di elementi finiti e continua ad essere un ottimo strumento di calcolo da più di 40 anni. E’ in grado di prevedere il comportamento di oggetti complessi, individua i conflitti di progettazione nelle prime fasi del percorso progettuale; riduce il numero di varianti da apportare al progetto e verifica prestazioni e affidabilità.
Ansys, che un tempo si poteva solo scaricare in remoto, offre oggi una suite completa che copre l’intera gamma delle competenze della fisica consentendo la simulazione di qualsiasi processo di progettazione.
Catia della Dassault Systèmes è la principale suite integrata di applicativi per la progettazione, l'ingegneria e la produzione (CAD, CAM, CAE) per la definizione e la simulazione. Esiste e viene utilizzata dagli anni Sessanta.


Modulo: Ma, allora, dove si reperivano informazioni e conoscenze così avanzate?

Maurizio Milan: Diciamo che una trentina di anni fa era necessario recuperare conoscenze e strumenti “dove e come” si poteva.
La sperimentazione era al primo posto dei valori progettuali e forniva un back ground di informazioni, bagaglio prezioso e unico per le esperienze progettuali successive. I grandi nomi dell’ingegneria Italia, Pierluigi Spadolini, l’architetto autore, tra le molte opere,  della chiesa di Tor Bella Monaca a Roma, Riccardo Morandi, antesignano del calcolo raffinato delle strutture in cls, il progettista di ponti, facevano tantissima sperimentazione, legate anche all’estemporaneità delle situazioni. Un esempio per tutti: il progetto di Tor Bella Monaca era stato pensato, immaginando un fondo pozzolanico, che in realtà era stato sostituito con detriti, perché estratto ed utilizzato per altro. Questo stato dei fatti imprevisto stimolò lo studio di un’alternativa diversa per la costruzione del complesso. 
Ricordo, con ammirazione e rispetto profondo, l’intelligenza e la creatività di Riccardo Morandi che “ignorante” delle potenzialità e della tecnologia del legno lamellare, già anziano, ma senza ostilità alcuna ai nuovi sistemi, si mise al tecnigrafo per individuare soluzioni adeguate, applicando, a compensazione della scarsa conoscenza e bagaglio di sperimentazione, margini di sicurezza più ampi. Oggi i parametri di sicurezza per le condizioni di utilizzo sono molto vincolanti e, soprattutto, non sono soggetti al libero arbitrio del progettista, ma rigorosamente normati.

Progettista: MILAN INGEGNERIA