CONVERSAZIONE CON MAURIZIO MILAN - Fasi "extra" progettuali e qualità del progetto

Modulo: In lavori complessi - e molti sono tali nel tuo curriculum - si tende, nella comunicazione, a dare valore e interesse all' engineering dell'opera soprattutto in termini di output progettuale, in altri termini, di disegni e specifiche. Come se la qualità dell'edificio fosse governabile solo col progetto esecutivo. In realtà c'è la cantierizzazione, il rapporto con l'impresa, l'ottimizzazione, il quantity e il quality surveying e molto altro. Quali esperienze o criticità in questo mondo "altro" dal progetto?

Maurizio Milan: I problemi di facility, dei costi di gestione e di distribuzione degli spazi sono elementi che andrebbero presi in considerazione in fase pre-progettuale e sono comunque componenti fondamentali del pensiero e del percorso progettuale, troppo spesso totalmente o parzialmente disattesi con esiti, talvolta, drammatici.
Faccio un esempio il Centro Culturale Americano a Parigi, progettato da Frank o’Gerhy nel 1994, ora trasformato in Maison du Cinéma, è stato mantenuto vuoto per lungo tempo per gli altissimi costi di gestione. L’Architettura deve poter essere utilizzata, non ha senso fine a se stessa. E così come non si può scendere sotto un certo limite di budget, perché questo inibisce il raggiungimento dei risultati prestazionali minimi, allo stesso modo non si può progettare senza pensare alle esigenze minime di gestione economica dell’edificio e non solo in senso energetico.
Nell’edilizia corrente, la logica del massimo ribasso implica la mancanza di requisiti in termini prestazionali, di qualità e di gestione nel corso della vita dell’edificio.
Senza peraltro negare che non esiste costruzione in cui tutto funzioni perfettamente. Anche se, anche sotto questo profilo, la domotica potrebbe essere una grande opportunità, intesa come principio di salvaguardia, di sostenibilità e di protezione della persona e non … come “play game”!

Progettista: MILAN INGEGNERIA