Pubblicato il 4 marzo 2014

CONVERSAZIONE CON MAURIZIO MILAN - Architettura ed engeneering

Modulo: Il rapporto con grandi architetti? 

Maurizio Milan: Le mie esperienze sono di collaborazione fattiva, di interazione e di reciprocità di intenti. Il rapporto con lo studio di engineering è un rapporto professionale che implica un’estrema fiducia. Lo scambio di informazioni deve essere totale. Esemplifico con una metafora che mi sembra chiarisca bene il tipo di relazione: il chirurgo è il professionista, in primo piano, nella dinamica risolutiva del problema medico. Ma senza l’anestesista, nulla potrebbe il chirurgo. Eppure quella dell’anestesista è una figura sottesa. Lo studio di engineering sta all’anestesista come l’architetto sta al chirurgo.


Modulo: Qualche nome?

Maurizio Milan: Renzo Piano con il quale collaboro da tantissimi anni, Rem Koolhaas, Michele De Lucchi, Herzog&DeMeuron, Mario Cucinella, …

Modulo: La partecipazione a un concorso implica la consulenza di una società di engineering nel team di progettazione. Quali i rischi e quali le opportunità?

Maurizio Milan: La partecipazione di un team composito di professionisti ha l’obiettivo di dare risposte complete ai requisiti del bando. E questa indicazione, delle professionalità diverse integrate, sta a indicare che ci stiamo, finalmente, europeizzando. Ed è anche il segno concreto, una sorta di legittimazione di un percorso di qualità. Il contatto tra lo studio di architettura e il consulente per l’engineering avviene già in fase preliminare e fa parte di un processo di qualificazione, di assunzione di responsabilità del team che è in grado di farsi carico di ogni aspetto del progetto.

Progettista: MILAN INGEGNERIA