CONVERSAZIONE CON GIANCARLO MARZORATI – Tecnologia, sostenibilità e materiali

Modulo: In questa ampiezza tematica, quale progetto ha richiesto il maggior impegno in senso tecnologico, come uso di materiali, aspetti costruttivi?

Giancarlo Marzorati: Sì, nell’affrontare molteplici  tematiche mi sono confrontato inevitabilmente con numerose  forme costruttive, tecnologie e materiali differenti. Cito due progetti  tra i tanti che ritengo più significativi per soluzioni costruttive.

La Torre Sospesa a Sesto San Giovanni realizzata alla fine degli anni 80 che si presenta sostanzialmente come un cubo, un elemento semplice dal punto di vista morfologico, tutto in vetro con strutture metalliche, costituito da impalcati orizzontali realizzati in acciaio anch’essi piuttosto semplici ma che hanno la caratteristica di essere sospesi e trattenuti da funi dalla sommità dove è realizzata la struttura principale. Impalcati che, quindi, non hanno un appoggio su pilastri come solitamente avviene, ma che sono appesi e sono sorretti dall’alto. Sulla sommità è posizionata una travatura reticolare in semplice appoggio. Dalla pianta si comprende come la parte centrale sia costituita dai collegamenti verticali (scale e ascensori) e il perimetro sia invece realizzato con quattro fronti assolutamente uguali fra di loro, orientati in modo diverso anche per sfruttare in modo ottimale il soleggiamento e avere un’illuminazione il più possibile diffusa, tutti i fronti sono facciate principali uguali fra loro. Si tratta di un vero e proprio “matrimonio” fra cemento armato,  acciaio e funi, con cui è stato realizzato tutto il resto dell’edificio, comprese queste testate, che raccolgono quelle che chiamiamo “racchette”, nelle quali convergono in sommità le funi che viaggiano da cima a fondo.

Molto più recente (2010), l’intervento Campari è un altro progetto  molto significativo sia perché realizzato nell’area dello stabilimento storico della Campari di Sesto San Giovanni (trasferitosi ormai a Novi Ligure) sia perché nato in collaborazione con l’Arch. Mario Botta. Il nuovo intervento della sede è costituito dalla facciata  dell’edificio storico del 1903, emblema dell’azienda mantenuta e integrata nella nuova realizzazione, caratterizzata da un volume a ponte che scavalca e contiene questa “reliquia” della Campari primordiale, quasi una traccia antropologica di questa costruzione.
La morfologia dei fabbricati e le facciate, le abbiamo volute realizzare con laterizio e cotto, un materiale certamente non avulso da Sesto San Giovanni: basta vedere la Falck, che aveva proprie fornaci proprio in Sesto perché il terreno argilloso consentiva di fabbricare i mattoni, che per i forni Martin-Siemens erano fondamentali; quindi la presenza del laterizio ha queste ragioni importanti e sicuramente radicate nella nostra storia e nella nostra realtà. La facciata fatta di queste tavelle, orientate in modo diverso da fronte a fronte per consentire la penetrazione della luce all’interno degli uffici, conferiscono al tempo stesso una sorta di vibrazione ai fronti anche dal punto di vista architettonico, coprendoli in modo discreto le due fasce di ogni piano hanno orientamento opposto per catturare i raggi solari alternativamente a favore del comfort interno degli uffici.  Anche il ponte, quasi, finisce per diventare un elemento che, benché prepotente, rispetta comunque la facciata storica del 1903. Tale struttura a ponte rappresenta un cavalletto  sull’edificio storico che si è potuto realizzare grazie a due travi in acciaio reticolare parallele di tipo iperstatico della lunghezza di m 50 e altezza m 9 (due piani) che ha permesso di realizzare un corpo di fabbrica con tale luce senza appoggi intermedi.


Modulo: La collaborazione con Mario Botta, grande presenza nello star system, come è nata e come si è sviluppata nel progetto Campari a Sesto: quali le aree di confronto comune, le rispettive responsabilità? Poi gli aspetti umani e personali hanno gran conto...

Giancarlo Marzorati:
Il progetto della  Campari come già detto è stato realizzato in collaborazione con l’arch. Mario Botta. I rapporti tra il sottoscritto e la soc. Campari già esistevano prima di allora così come fra me e Botta. Credo anch’io , che oltre ad un professionista “locale”, per quanto conosciuto, la committenza sentiva l’esigenza  di rafforzare il prestigio di tale intervento  abbinando  un indiscusso nome dello star system come Mario Botta con il quale il rapporto professionale è stato assolutamente all’insegna della convergenza degli obiettivi e delle  vedute e punti di vista di tipo progettuale.
Abbiamo condiviso gli aspetti urbanistici e architettonici con ruoli complementari in uno spirito collaborativo ed emotivo con l’obiettivo comune del risultato. Certamente l’aspetto formale e di maggior presenza durante la realizzazione è stato ovviamente nostro per motivi logistici. Con l’arch. Botta è anche intrapresa un’ulteriore collaborazione su un successivo progetto per ora in standby.