CONVERSAZIONE CON GIANCARLO MARZORATI – Sfuggire al clichè

Modulo: Nel suo percorso professionale è significativa la grandissima varietà di settori di intervento: citiamo uno dei primi multisala, auditorium,centri congressi, residenziale, di recente alberghiero e una delle più grandi spa ed altro ancora. Questa sorta di "non specializzazione", poco usuale nel mondo professionale, che anzi tende invece all'opposto, come viene affrontata nel suo lavoro?
Conseguenza diretta è il fatto di non avere un "house style", un segno riconoscibile, come molti hanno....

Giancarlo Marzorati:
La “non specializzazione” nel mio lavoro deriva dal rifiuto di ogni sorta di categorizzazione e cerco, nel progettare Architettura, di non seguire rigorosamente un indirizzo o un metodo singolo
Il punto di partenza di ogni progetto è il contesto e la storia delle sue caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che lo caratterizzano, il “genius loci” quindi di un luogo, un ambiente, una città. Questo “carattere” inevitabilmente determina  l’impronta progettuale del costruito che deve  avere la capacità di dialogare con quel contesto culturale e fisico.
La mia esperienza professionale comincia in un’impresa di costruzioni  e  quando ho intrapreso  la  libera professione ho collaborato anche con altri studi di Milano, operando nel territorio dell’hinterland milanese, ma anche in Italia e all’estero, ma in particolare a  Sesto San Giovanni  dove il  forte processo di riconversione delle grandi aree industriali  ha  portato ad una città di sviluppo terziario avanzato.
In questa realtà ho progettato hotel: NH, B4, Barone di Sassj;  grandi complessi per uffici sedi di importanti società quali Impregilo, Oracle, Novell, ABB, Alitalia,  Inail, Campari, Alpiq.
In questi progetti così come quelli di diversa natura quali centri commerciali, complessi residenziali, ecohousing , cinema multisala e auditorium, centri benessere e parchi termali ho posto particolare attenzione certamente allo  studio delle forme e alla loro massima funzionalità ma progettandole nel  contesto urbano e con l’attenzione agli aspetti ambientali e storici connessi.
Tutti i miei progetti hanno per questo motivo la caratteristica di non appartenere ad un clichè che è poi il rischio che si corre spesso progettando ovvero di essere troppo “riconoscibili “ e di rimanere incasellati in una caratterizzazione talmente forte da non riuscire più a distaccarsene, senza poi contribuire ad inviare nuovi messaggi col proprio linguaggio stilistico e senza instaurare una dialettica con l’ambiente circostante.
L’architettura deve suscitare emozione e non può prescindere dalla comunicazione. Se l’aspetto
emozionale nel progettare è molto importante, è necessario non solo trasferire le nostre idee progettuali nel modo più oggettivo possibile per garantire una corretta interpretazione da parte del destinatario ma vedere anche l’Architettura non  come  la conseguenza di una visione  statica della realtà che la circonda bensì la naturale espressione del saper comprendere il processo di trasformazione dal vecchio al nuovo ambiente dal suo interno, appunto dal suo particolare e proprio “ carattere”.