CONVERSAZIONE CON ANDRE STRAJA La tecnologia nel progetto architettonico


Modulo: Nel vostro iter professionale avete utilizzato tutte le tecnologie più innovative. Quali sono quelle che hanno dato migliori e ripetibili risultati e quali meno?

Andre Straja: Non mi piace molto parlare di “tecnologia innovative”, è uno schema mentale fasullo, l’architettura è poverissima rispetto ad altre competenze professionali. Per fare un esempio, una delle “punte” della tecnologia è rappresentata, in ambito impiantistico dalla geotermia e per quanto riguarda il tema delle rinnovabili, dal fotovoltaico, sistemi che già erano noti negli anni Sessanta del secolo scorso.
L’architetto utilizza il mattone, l’acciaio, e come già detto, anche il fotovoltaico e i sistemi BMS (Building Management System), la geotermia, l’eolico alla ricerca di risposte coerenti ed efficienti in base alle aspettative della committenza e a quelle, ineludibili, del contesto ambientale.
Ma “creare l’ombra” su un edificio, ad esempio, non è difficile e la diffusione di tecnologie innovative, in realtà spesso già mature perché importate da altri ambiti, risponde alle esigenze di buon senso. 
E’ importante nel concept progettuale pensare a cose semplici, poi procedere con idee mediamente complesse e infine, e sempre se è necessario, complesse. 
In base alla nostra prospettiva, e non certo di quella di Zaha Hadid, ad esempio, l’estrema complessità non è sicuramente rappresentata dalla forma, ma da oggetti edilizi, composti da elementi estremamente semplici, combinati in un progetto complessivo in grado di produrre energia, invece di consumarla.
Le verifiche a posteriori sarebbero un elemento eccellente di miglioramento dei sistemi, delle tecnologie e anche del pensiero progettuale; negli altri paesi vengono effettuate regolarmente, ma l’Italia, che è un paese in questo momento alle soglie della sopravvivenza, non è in grado di preoccuparsi di opere già concluse.
Come afferma un articolo pubblicato su www.lindipendenza.com : “L’Italia è la nona potenza economica del mondo, il quarto Paese dell’Unione Europea, è componente del G8, è stata la capitale del mondo una prima volta con l’Impero Romano, la seconda volta con il Rinascimento. Eppure, la classifica stilata dall’IEA, Istituto Europa Asia, sulla percezione dell’interesse a conoscere un paese o una realtà geopolitica per la sua cultura, la sua storia, la sua lingua, la sua influenza, in rapporto alla la sua offerta turistica, vede l’Italia al 34esimo posto, in una lista di 55. Il Belpaese arriva in classifica subito dopo la Tailandia, ben lontano dai principali partner europei (Germania, Gran Bretagna, Francia) collocati nei primi 8 posti. Anche la Spagna si piazza meglio dell’Italia, in un dignitoso 22esimo posto”. 
Come ciliegina sulla torta, l’Italia si classifica 72esima della lista di Transparency International (indice della percezione della corruzione), ex aequo con la Bosnia e peggio del Brasile, Romania, Ghana e Cuba (Spagna #30, Francia #22, USA #19, Germania 13) . 
E’ chiaro che non possiamo né paragonarci, né avere le stesse aspettative dei paesi che si collocano più di 20 posti al di sopra di noi.


da Modulo n.388
 
Progettista: GAS STUDIO