Pubblicato il 22 aprile 2014

CONVERSAZIONE CON ANDRE STRAJA Il concorso di progetto

Modulo: Il concorso è un insostituibile strumento di affermazione professionale, ma oggi con la situazione attuale diventa mezzo da adoperarsi con cautela. Quale la vostra politica in questo senso?

Andre Straja: La partecipazione ai concorsi è una necessità per uno studio come il nostro. Abbiamo vinto circa 28 concorsi negli ultimi 10 anni e abbiamo costruito metà degli edifici … grazie a questo ci siamo e stiamo parlando in questo momento! 
L’acquisizione del cliente, al di fuori delle dinamiche dei concorsi a inviti, avviene molto spesso e, direi, sempre più spesso, attraverso lo svolgimento “gratis” (o quasi) di una parte importante dell’incarico: non è infrequente svolgere uno studio di fattibilità prima di avere un contratto firmato, è una sorta di biglietto d’ingresso, oneroso ma opportuno.
In Italia si può operare a costi più bassi che in altri paesi, semplicemente perché allo studio di architettura viene richiesto, spesso, di lavorare a titolo d’investimento, ossia si comincia a guadagnare solo se il concorso viene vinto. 
Inoltre in questo paese, purtroppo, l’architetto guadagna molto meno di quanto non guadagnino negli Stati Uniti o in Francia, per esempio, ma il costo della vita … è simile! Forse questa è la ragione del gran numero  di concorsi, ma con meno rimborsi e una più bassa percentuale di progetti che si realizzino. 
Oltre ad essere una tradizione della nostra professione, il concorso offre la possibilità a un cliente di valutare le metodologie, idee e personalità dell’architetto prima di “sposarsi” per un progetto che spesso richiede molti mesi e dall’altra parte permette anche a studi meno noti di far valere le loro capacità.
Chiaro che in un ambiente meno sereno questo meccanismo viene abusato e non è raro che si senta parlare di concorsi già attribuiti prima che inizino.
Riguardo ai concorsi internazionali, sappiamo di misurarci, molto spesso, con realtà professionali che hanno mezzi superiori ai nostri. Un po’ come giudicare le prestazioni di Usain Bolt ma chiedergli di correre i 100 m con 40 kg sulle spalle. Detto questo, ce la siamo cavata egregiamente un paio di volte e questo ci permette di sperare in obiettivi non ancora raggiunti.
 

da Modulo n.388
Progettista: GAS STUDIO