Cesar Pelli posiziona l'ultima lastra di vetro rosso sul Red Building

Tre forme, tre colori, tre date; tre oggetti di macro scala che potrebbero ricordare i puzzle educativi per bambini e che, proprio per la loro dimensione giocosa, sono stati ribattezzati con nomignoli evocativi. I pezzi del Pacific Design Center della West Hollywood di Los Angeles, disegnati dallo studio Pelli Clarke Pelli Architects di Cesar Pelli, costituiscono uno schema emblematico che, se da un lato esplicita le tappe di un processo costruttivo quasi quarantennale, dall’altro le eclissa in una dimensione ludica di immediata percezione.  Edificio Rosso, Pacifico, Balena Blu: i soprannomi elencati,  disposti in ordine cronologico decrescente, coincidono con volumetrie caratterizzate da differenze sostanziali, appoggiate su un suolo piano di 14 acri. Il “Red building” è il più recente, anzi recentissimo se si pensa che lo stesso Cesar Pelli ha indossato il caschetto giallo per posizionare lui stesso,  il 28 febbraio 2011, l’ultima lastra di vetro rosso a completamento della facciata trapezoidale. E il carattere contemporaneo dell’ultima addizione è indiscutibile, lampante nei profili esili e taglienti del fabbricato color carminio. L’edificio è una lama sanguigna sospesa, sottile e appuntita. Diventa un cuneo affilato sulla piazza antistante, una quinta scenica sulla Huntley Drive. Il cosidetto “Pacifico”, un cubo luccicante verde realizzato nel 1988, funge da perno tra la sagoma slanciata della appendice - ultimata proprio due giorni fa- e l’enorme massiccio oceanico che costituisce un episodio di scala eccezionale in un contesto di piccola e media densità. Il cetaceo conserva quella corpulenza grave tipica degli anni ’70: robustezza, consistenza, compattezza,  sono gli attributi della gigantesca  e opaca macchina blu, impenetrabile ed ermetica. La morfologia  scelta è la prova evidente delle annate di produzione del Pacific Design Center: il 2011, 1988, 1975 emergono e riverberano nelle volumetrie contrastanti del complesso culturale californiano. Eppure, proprio quelle forme così diverse, così antitetiche, così discordanti, potrebbero contrariamente suggerire una volontà compositiva a-temporale, un proposito di articolazione e dinamicità simile, grazie ai contorni impecisi e disegnati dei tre edifici, alle forme geometriche ad incastro delle prima infanzia.
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