Campus Tor Vergata: le scelte dell’intervento

Modulo: Abitare da studenti significa avere bisogno sia di spazi personali per svolgere le attività più private, sia di spazi dove studiare in gruppo, socializzare e usufruire di servizi che possono essere condivisi da più persone. Il progetto del Campus Tor Vergata è una sintesi eccellente dell’integrazione funzionale tra le due esigenze espresse. Per quanto riguarda la distribuzione degli spazi interni si tratta di una tipologia integrata. Quali i motivi di questa scelta rispetto alla tipologia ad albergo (camera singola, doppia o privata, alla quale si accede da uno spazio comune), o multi alloggio (servizi tra le camere in comune, ambiente filtro tra le camere), molto diffuse nei campus universitari in Europa?
Marco Tamino:  Gli alloggi per studenti organizzati secondo il modello di tipo alberghiero appartengono al passato, proponevano modelli abitativi fortemente individualizzati, trascurando lo scambio e i fenomeni di socializzazione, ai quali oggi riconosciamo una grande importanza. L’arricchimento culturale che nasce dal confronto e da esperienze di vita comune, con persone di provenienze diverse che hanno modi di pensare, consuetudini e caratteristiche etniche differenti, che si verifica nel periodo degli studi universitari, assume un valore non inferiore, sul piano dei risultati formali, a quello rappresentato dagli specifici apprendimenti disciplinari.
Il modello organizzativo delle residenza di Tor Vergata punta molto su questo aspetto, proponendo una forte coesione tra servizi comuni e spazi individuali. Tutti gli edifici contengono ai piani terra ambienti per l’incontro e per le attività comuni (spazi di studio, per lo sport e per il tempo libero, ristorazione, lavanderie ecc.) organizzati intorno a corti attrezzate sulle quali si affacciano le unità residenziali. Non sono state adottate tuttavia le forme più spinte di condivisione e socializzazione dei servizi, che troviamo diffuse soprattutto nel nord Europa. I sondaggi condotti con i gestori delle residenze universitarie del nostro paese, ma anche le esperienze che tutti noi abbiamo dei fenomeni di coabitazione, suggeriscono atteggiamenti prudenziali su questo tema. Certamente le cose potranno cambiare in tempi anche brevi, ma al momento la condivisione di molti spazi e servizi, come ad esempio le cucine che in molti campi nord europei vengono utilizzate a rotazione da più studenti, presentano in realtà più criticità che vantaggi. Il mix di soluzioni abitative è ampio e accanto alle camere singole propone tipologie multi alloggio con spazi condivisi, oltre a mini appartamenti destinate a coppie di studenti o visiting professor.
Modulo: Buon abitare, a basso costo, in edifici di alta qualità: questo potrebbe essere la sintesi del suo progetto, quasi una best practice in tema di sostenibilità: costruire sostenibile oggi è, per la sua esperienza, un punto di partenza o un punto di arrivo?
Marco Tamino: L’attenzione alla sostenibilità è ovviamente ormai uno dei punti di partenza consolidati nei processi progettuali e dovrebbe essere così diffuso da non dover essere nemmeno sottolineato.
Dagli anni ’50 in poi si è costruito con una tale clamorosa insensibilità ambientale e verso i temi del contenimento energetico da richiedere una vera rivoluzione culturale e la nascita di nuovi sistemi normativi. La prima è entrata nella normale pratica professionale e nelle attese degli utenti; per i secondi, invece c’è ancora molto da fare; ci aspettiamo che si arrivi presto, come è avvenuto nel mondo dell’auto, a prescrizioni precise che costringono i costruttori a comportamenti virtuosi ineludibili ma al momento, come è noto, le procedure di calcolo e di classificazione energetica nel nostro paese sono varie e poco significative, mentre le procedure di riferimento più complete ed efficaci (Bream, LEED, ecc.) non hanno valore di legge. Per le residenze del Campus di Tor Vergata la scelta è stata quella di sviluppare in primo luogo interventi di tipo passivo, che sono quelli che in tutte le epoche hanno rappresentato il presupposto più semplice ed economico per ottenere buoni risultati micro climatici. Le acrobazie impiantistiche in tema di sostenibilità che appaiono sulle riviste e nei progetti vincitori di concorsi, si giovano spesso di sofisticati congegni per la protezione attiva degli edifici; si tratta di gesti pionieristici che, per il costo realizzativo e più ancora per quelli manutentivi che comporteranno nel tempo, rappresentano esempi un po’ velleitari da limitare alle grandi occasioni, quando cioè si ragiona più in termini di immagine che di convenienza economica. Il tipo edilizio della casa a corte proposto a Tor Vergata introduce benefici già largamente utilizzati nella tradizione costruttiva mediterranea, dove le corti interne mitigano la temperatura estiva e forniscono una ventilazione naturale, mentre nelle altre stagioni offrono zone ambientali protette. Un altro elemento della protezione passiva è rappresentato dalle pareti a camera con alti valori di coibenza e dai frangisole che hanno una notevole importanza in un clima come quello di Roma. Infine gli impianti utilizzati sono quelli di ultima generazione ad alto rendimento con integrazione di energie rinnovabili che producono forti risparmi nella produzione di acqua calda, particolarmente incisiva in questa tipologia, e per l’illuminazione che per gli spazi comuni impiega lampade LED. Le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, con gli accorgimenti adottati, vengono ridotte infine di oltre mille quintali l’anno.