Addio al maestro Oscar Niemeyer

Creatore di città di nuova fondazione, collega di alcuni dei più grandi autori del Movimento Moderno, ideatore di forme architettoniche nuove, giocose, ma sempre rigorosamente bianche che ha disseminato durante una carriera lunghissima in tutto il mondo: Oscar Niemeyer, “mascotte” di ogni progettista per la sua capacità inventiva, la sua forza di rinnovamento, la sua propulsione quasi erotica nel disegnare elementi capaci di tramutarsi in monumenti urbani, si è spento ieri a Rio De Janeiro dopo un ricovero che durava dal 2 novembre. L’indole vivace del maestro brasiliano, la sua spinta a non arrestarsi mai, neppure superato il secolo di vita, ha calamitato l’attenzione di compagni di lavoro, studenti e appassionati, che hanno seguito le mosse di questa“archistar” guardando il video in cui l’architetto, spegnendo le candeline dei 100 anni, prometteva che quella data non sarebbe stato che l’inizio della sua gioventù. A 102 anni inaugurava l’Auditorium di Ravello, a 103 il Centro Culturale di Aviles, a 104 anni rilasciava interviste durante le quali disegnava edifici visionari, mescolando la finitura marmorea dell’intonaco da lui prediletto a dettagli di colore rosso, giallo, blu, per non tradire le sue profonde radici nel movimento Bauhaus. Eclettico, per nulla noioso, sorprendente, ma con una sola fedeltà costante, reiterata sempre e comunque: il cemento armato, materiale con cui ha plasmato ogni cosa realizzata a partire da quella matita che teneva sempre nel taschino della camicia.
Di Beatrice Vegetti