Pubblicato il 22 marzo 2017

9.1 miliardi di euro per gli investimenti immobiliari corporate

“Seppur in un quadro di maggiore oculatezza e rigore non vi è dubbio che la ripresa in atto presenti tratti di fragilità” è quanto si legge nel primo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2017 di Nomisma presentato a Milano presso Mediobanca. Per l’Istituto di ricerca bolognese “la composizione della domanda rivela non solo il perdurante attendismo della componente di investimento, anche l’esposizione del comparto alle scelte delle banche e, più in generale, alla concretizzazione delle aspettative di crescita del Paese”. Sul fronte dei mutui l’incremento delle erogazioni ben esemplifica il cambio di orientamento e il parziale ripristino di una logica competitiva tra gli istituti usciti indenni dalla lunga fase recessiva. Nello specifico nel 2016 ne sono stati erogati per 49,3 miliardi e le previsioni per l’anno in corso dell’Istituto di ricerca bolognese portano a una cifra totale di 52,1 miliardi. Ma le preoccupazioni per Nomisma riguardano “il brutale apprezzamento dei crediti e con essi delle garanzie reali sottostanti”. Ne rischia di scaturire “un impoverimento generale, quantomeno della componente di ricchezza immobiliare percepita. L’entità di non performing loans che ancora appesantiscono i bilanci bancari sono un serio rischio sistemico. 
Al riguardo per il think tank felsineo il probabile scivolamento in situazione di default di una parte significativa degli incagli attuali è una minaccia potenziale “che solo un inguaribile ottimismo o la cogenza del vincolo di bilancio induce a ritenere non già di certa inesigibilità”. I prestiti deteriorati sono arrivati – secondo le elaborazioni Nomisma su dati Bankitalia - ad attestarsi a quasi 326 miliardi di euro (+274% rispetto al 2008) di cui 197 miliardi di euro già annoverati tra le sofferenze. Passando, invece, a considerare le variazioni annuali dei prezzi correnti degli immobili si nota come nel 2016 le 13 grandi città (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino, Venezia) abbiano fatto segnare flessioni dell’1,5% per le abitazioni usate, del 2,3% per gli uffici, dell’1,6% per i negozi e del 4,0% per i capannoni. Passando invece alle 13 città intermedie (Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste, Verona) si evidenzia un arretramento del 2,0% per le abitazioni usate, del 2,4% per gli uffici, dell’1,4% per i negozi e del 2,6% per i capannoni. È al perdurante eccesso di offerta e alla relativa fragilità economica della domanda che si deve la dicotomia di andamento tra attività transattiva e evoluzione dei valori di mercato; infatti “all’impennata delle compravendite registrata lo scorso anno e protrattasi nei primi mesi di questo, seppur con accenti meno marcati, continua a far riscontro la flessione dei prezzi”. In particolare, per le città intermedie un chiaro calo di intensità della spinta ribassista non si è ancora registrato. 
Passando a considerare il volume degli investimenti immobiliari corporate, il 2016 – secondo le previsioni Nomisma – si è chiuso con la cifra record di 9,1 miliardi di Euro (per il primo trimestre 2017 la previsione è di un volume pari a 1,6 miliardi di Euro). Il 2015 si era chiuso a 8,0 miliardi di Euro. Sul fronte delle unità immobiliari per l’impresa (uffici, negozi, laboratori e capannoni), il 2016 ha rappresentato l’anno di inversione del trend con un aumento significativo dei contratti (+17%) con punte di +19% nei comuni periferici dei maggiori capoluoghi italiani e del 23% nei comuni minori delle città intermedie. Nel corso del 2016 le transazioni sono cresciute del 12,5% nel segmento direzionale, del 16,6% in quello commerciale e del 22,1% nel comparto industriale. Per le 13 grandi città Nomisma le previsioni dei prezzi medi degli immobili a valori correnti sono – per il 2017 in flessione dello 0,9% per le abitazioni, dell’1,5% per gli uffici e dello 0,9% per i negozi.
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