Pubblicato il 5 gennaio 2015

(formazione) Urban farming

Quando si parla di tetti verdi, facciate vegetate, giardini pensili o altre forme di commistione fra architettura e natura, la tendenza generalizzata è quella di pensare detti sistemi come maggiormente adattabili alle nuove costruzioni piuttosto che al retrofit, probabilmente in virtù dell’apparente sofisticazione tecnica che ne contraddistingue alcune tipologie. Mentre, per contro, è proprio d’integrazione a manufatti esistenti o all’interno di ambienti densamente urbanizzati che questi possono fornire un apprezzabile contributo alla sostenibilità dello spazio di vita dell’uomo, come anche al riequilibrio termo-igrometrico e ambientale della fabbrica edilizia. 
In anni recenti i sistemi d’inverdimento sono stati oggetto di un deciso sviluppo, principalmente in forza della grande opera di traino effettuata dalla prassi delle coperture a verde che, ad oggi, si rivela ancora, senz’ombra di dubbio, quella maggiormente assodata e importante. E benché tale tipo di visibilità abbia consentito non soltanto un grande affinamento procedurale e culturale della pratica stessa, ma anche l’approdo ad altre forme tecniche del tutto inedite (pareti verdi evolute, parchi indoor ecc.) e a nuove tipologie edilizie (giardini verticali, parchi urbani tridimensionali ecc.), si ritiene che, soprattutto a livello progettuale e prestazionale, ci sia ancora molto da indagare. 
Questo approfondimento ha come punto focale anche un’altra delle tematiche che risultano maggiormente interessanti all’interno dei movimenti socioculturali dell’individuo contemporaneo, ossia il nascente – ed esponenzialmente crescente – interesse in merito all’auto-produzione di piante commestibili. Se fin dal 2007 la maggioranza degli esseri umani risiede all’interno di città e metropoli (3,42 miliardi di abitanti contro i 3,41 delle aree non urbane: fonte ONU), ne consegue che in futuro la produzione agricola dovrà verosimilmente svolgersi all’interno dei confini delle conurbazioni; e se ciò accade comunque, anche se solo in maniera ristretta, fi n d’ora, è evidente come il fenomeno non possa che progredire nei decenni a venire. 
Oggi il fenomeno del greening edilizio sembra sempre più orientarsi verso un farming auto-produttivo: pertanto la necessità di ottimizzare lo spazio a disposizione in vista anche dell’aumento della popolosità mondiale in atto (l’ONU stima che nell’anno 2050, a fronte di 9,1 miliardi di abitanti nel globo, 6,3 risiederanno all’interno di agglomerati urbani), non potrà che non interessare tutte le superfici disponibili all’interno della città, compresi gli involucri dei fabbricati.

Autore: Edoardo Bit
Photo © Edouard François
Pubblicato su Modulo 395/2015