Pubblicato il 19 aprile 2016

(produzione) Silenzio in parete

Il mercato edilizio odierno si basa sulla costruzione di nuovi edifici, ma soprattutto su ristrutturazioni di edifici esistenti in cui la qualità dal punto di vista acustico farà la differenza (come oggi si vendono case in classe energetica A e non più in classe G). Ciò considerando che, a breve, uscirà il nuovo regolamento che stabilirà, anche per l’efficienza acustica, una suddivisione in classi.  
Una domanda ricorrente e lecita quando ci si accinge oggi ad iniziare una consulenza sulle prestazioni acustiche passive degli edifici, dopo aver visionato i disegni di progetto, è la seguente: “perché non si utilizzano pareti divisorie in cartongesso?” Nonostante le resistenze ricorrenti (senza peraltro reali spiegazioni o motivazioni concrete) da parte dei committenti e nonostante ciò che si crede in Italia (ma, per fortuna, solo nel nostro paese…), è innegabile che uno dei sistemi più vantaggiosi per realizzare delle partizioni interne a elevate prestazioni con spessori limitati (e soprattutto senza dover spendere intere giornate in cantiere a verificare e controllare il lavoro degli operai che realizzano i tramezzi), è l’utilizzo di soluzioni assemblate a secco con finitura in lastre di gesso rivestito. 

C’era una volta il mattone 
I “mattoni” sono stati tra i primi materiali da costruzione impiegati dall'uomo. Con la nascita delle trafile, verso l'inizio dell'800, si pensò di creare una partizione verticale areata con l'introduzione dei mattoni forati, che avrebbero dovuto contribuire a rendere gli ambienti costruiti più salubri. 
Sebbene ancora oggi si registri una continua evoluzione dei prodotti, in Italia il mattone è sempre stato tradizionalmente il sistema di costruzione più utilizzato diffuso nel settore dell'edilizia. 

E poi il cartongesso dall’America all’Europa… 
La tecnologia delle lastre in gesso rivestito è nata invece verso la fine del Novecento negli Stati uniti, dove, grazie al fatto che la maggior parte delle strutture portanti era realizzata in acciaio, si rivelava necessario e conveniente disporre di un materiale leggero e flessibile, che ben si adattasse alle necessità delle deformazioni imposte dal vento e inoltre non appesantisse la struttura.  
In Europa la diffusione del cartongesso avvenne durante la prima guerra mondiale. Tale tecnologia venne immediatamente adottata in tutti i paesi anglosassoni i nordici in generale per poi diffondersi progressivamente nel resto d'Europa, mentre in Italia la tradizione consolidata del laterizio ha costituito per anni una vera e propria barriera al suo impiego. 

…e in Italia…senza manodopera formata 
Le prime applicazioni del cartongesso in Italia si rivelarono assai problematiche. Ciò perché non vi era una manodopera adeguatamente formata e nessuno sapeva né come posare il materiale, né quanto le lastre resistessero sotto carico e, soprattutto, nessuno comprendeva che la singola lastra, da sola, era fragilissima se forata al centro e non in corrispondenza del montante posteriore. 
Da questa carenza di informazioni derivano le famose foto di scaldabagni elettrici divelti dalla parete, in quanto montati con un solo fissaggio a vite su una parete a lastra singola, e non invece in corrispondenza dei profili della sottostruttura metallica, oppure la parete bucata che da una martellata data nel centro della lastra per appendere un quadro, ecc. Queste problematiche hanno erroneamente indotta considerare il cartongesso materiale di seconda scelta, mentre, in realtà ha già soppiantato praticamente ovunque le partizioni realizzate in laterizio. 
Inoltre, se saranno approvate le norme sulla classificazione acustica degli edifici, anche in Italia esso troverà un'ampia diffusione grazie alle elevate prestazioni (con spessori ridotti) che le pareti realizzate con questo prodotto sono in grado di garantire. 


L’articolo completo pubblicato su Modulo 400, aprile/maggio 2016
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