(formazione) Sbalzi strutturali

La costruzione come stupore, potere e gran­diosità ha affascinato l’uomo fin dall’antichi­tà con grandi opere su cui ancora ipotizzia­mo soluzioni che ne svelino il know-how. Questa propensione verso l’ingegneria estrema è oggi ancor più intrigante perché i software parametrici consentono di abbandonare i collaudati archetipi e di calcolare qualsiasi tipo di struttura. Non ci sono più limiti alla fantasia, come dimostra la fantascien­za di forme che ridisegnano lo skyline delle città dei nuovi Mercati che lasciano l’Europa sconcertata, re­legata al ruolo di osservatrice di giochi che sembra­no oramai avvenire altrove. Basti ricordare il Capital Gate di Abu Dhabi con la sua lounge e piscina che aggettano nel vuoto, dal 17° e 18° piano, a circa 80 metri da terra. 
D’altro canto, non sono le ginnasti­che strutturali e le estetiche futuribili a dare qualità, dignità e senso civico ad un’opera. Già battezzate “botox architecture”, i grattacieli più alti del cielo e gli aggetti che si allontanano verso l’infinito non bastano a trasformare la costruzione in architettura. E’ infatti il significato che lega il gesto tecnologico alla sua comunicazione a dare valore alla sperimentazione ed all’innovazione. 
Una lezio­ne che ci ricorda Frank Lloyd Wright che con le sue forme organiche inizia a mettere in discussione i ri­gidi dogmi del Razionalismo. Se esiste un Maestro dell’aggetto è sicuramente Wright che lo utilizza per firmare le sue opere, dalle Prairie Houses al Guggen­heim. L’aggetto più famoso d’America rimane però quello di Fallingwater. Non sono le dimensioni, che al massimo raggiungono i 4,5 mt e neanche le tec­nologie che, subito dopo lo scasseramento, si rive­lano fallimentari con cedimenti che raggiungono i 18 cm., ma la connotazione poetica degli aggetti che evocano le cascate del fiume e creano un indissolubile dialogo tra la Natura e la villa più famosa della storia. Rendere omaggio al Padre dell’aggetto è un modo per identificare un teorico punto di partenza che ci consente di valutare i progressi tecnologici ed estetici dell’eccellenza contemporanea. 
Dal blobbismo al decostruttivismo super-dutch, le forme sinuose, iperboliche ed altisonanti trovano infatti grande fortuna mediatica e le architetture volanti un forte ritorno di tendenza. Tra i molti esempi, pensiamo all’architettura iconica di Diller Scofidio + Renfro per l’Istituto d’Arte Contem­poranea di Boston (2006). Gli aggetti, simbolo estremo di libertà, sono quindi una sfida più forte che mai per architetti ed ingegneri che, grazie ai nuovi strumenti di indagine, alle nuove filiere produttive robotizzate, alla continua richiesta di landmark, trovano nuovi significati e nuove dimensioni per un elemento che da sem­plice componente diviene, oggi, corpo di fabbrica autonomo. 
Da un punto di vista strutturale, la mensola è considerata la terza tipologia costruttiva dopo l’appoggio trave-pilastro e l’arco. E’ anche la più recente perché ha richiesto il potenziamento dell’acciaio che entra a far parte della consueta prassi dal XIX secolo. E’ infatti la collaborazione tra calcestruzzo ed acciaio che consente di realizzare solidali strutture in aggetto. La poetica della costruzione, per parafrasare Kenneth Frampton, risiede nella giusta armonia tra la logica delle forze e quella dello spazio. Il calcolo delle carpenterie e la soluzione dell’appoggio sono fondamentale al risultato finale che vive di delicati equilibri dimensionali, materici, morfologici. Molti altri fattori concorrono alle criti­cità costruttiva, tra cui: contrastare le oscillazioni dovute ai carichi dinamici, predisporre i sostegni nel ‘vuoto’ durante la fase di cantiere, controllare i rischi delle difficoltà delle lavorazioni, specialmente se ad alta quota. Nonostante la complessità, comunque risolvibile, l’aggetto è sempre più parte del vocabolario architettonico internazionale mentre, come sempre, lo scenario italiano è più cauto nei confronti della sperimentazione. Tra i motivi elencabili: poca consuetudini sia progettuale che di cantiere con le carpenterie metalliche che richiedono minori tolleranze e quindi maggior studio dei dettagli e maggiore integrazione tra le specialistiche; normative urbanistiche, vincoli sismici, e antincendio che penalizzano le carpenterie ed i fuori sagoma; non ultimi i costi che tendono ad essere superiori rispetto ad una struttura tradizionale. 
A fronte di quanto detto, qual è quindi lo scopo, il valore aggiunto dei volumi in aggetto che sempre più frequentemente caratterizzano l’identità delle architetture contemporanee? Cosa muove i progettisti ad affrontare le difficoltà economiche e strutturali per realizzare queste spettacolari architetture volanti? Se rivolgiamo uno sguardo al panorama architettonico, dall’Asia, all’Europa, all’America, ci rendiamo conto quanto l’edificio in aggetto sia un luogo magico; ma non solo, i volumi sospesi evitano di saturare l’area di sedime, lasciando quindi la possibilità di creare nuovi spazi urbani e civici. Tra gli esperimenti pionieristici, le residenze per anziani WoZoCo che gli olandesi MVRDV realizzano nel 1997 ad Amsterdam. I corpi di fabbrica in aggetto sulla facciata nord, della stessa luce dell’edificio principale, contengono 13 appartamenti che non si sarebbero altrimenti potuti realizzare per mancanza di volumetria all’interno del perimetro del lotto. Uno stratagemma che aggira la normativa comunale e mantiene luce e ventilazione a tutte le 100 unità abitative del complesso. Più recentemente il condominio di Lett Road a Londra dello studio Proctor e Matthews esibisce un taglio in diagonale che porta in aggetto quattro piani di appartamenti. Gli architetti non nascondo le difficoltà strutturali, risolte dagli ingegneri Price & Myers, ma affermano che valeva la pena di affrontare tali sforzi per il valore architettonico aggiunto che rende leggibile l’incastro dei due volumi del complesso. Il volume in aggetto dell’Atelier UndercoverLab di Tokyo è invece di carattere funzionale: un lotto di 10 mt doveva contenere una passerella di 20 mt per le sfilate di moda. Niente di più facile che sollevare l’edificio da terra e creare una showroom ininterrotta di 20 metri. Realizzato nel 1973 a Belgrado e recentemente ristrutturato dallo studio 4of7, Wellness Sky è il centro be­nessere sollevato di 15 mt con un aggetto di 12 metri ancorato al nucleo portante al centro della pianta, un triangolo equilatero di 7,3 mt di lato. L’aggetto risolve i vincoli del lotto ed aggiunge viste mozza fiato sul lungofiume della città. 
Come già insegnava Wright, molte sono ancora le ville che ripropongono l’aggetto come elemento connotante: Ty Hedfan in Galles di Featherstone Associates rivisita la casa sulla cascata con uno sbalzo panoramico diretto sul fiume; mentre, Gintautas Natkevicius caratterizza la residenza ad Utriai in Lituania con un volume in aggetto rivestito in legno che si esprime come un cannocchiale verso il paesaggio e, al tempo stesso, crea uno spazio funzionale protetto sottostante. 
A Barcellona, Enric Miralles e Benedetta Tagliabue (EMBT) realizzano un vero e proprio landmark per gli uffici della Gas Natural con un aggetto di cinque piani che contrasta la verticalità della torre, valorizza il profilo della città e rappresenta un ideale portale sospeso sopra una nuova piazza urbana. Gli americani Morphosis debuttano con la loro prima architettura cinese a Shanghai. Si tratta della sede della Giant Campus, multinazionale specializzati in giochi on line. Uno spettacolare corpo in aggetto di 35 metri si estende verso il canale per contenere uffici ed una sala riunioni con solaio in vetro che rende visibile tutto il suggestivo dinamismo della fauna acquatica sotto il corpo di fabbrica. Una carpenteria di travature reticolari trasforma l’architettura nella forma di un Dragone Cinese che fuoriesce dal fiume. Morfologie estruse che ricordano il Vanke Center di Steven Holl a Shenzen, sollevato da terra su otto pilastri portante distanziati fino a 50 metri l’uno dall’altro. Detto anche il grattacielo orizzontale per l’organizzazione dello spazio che Holl ripropone, a scala minore, per il Museo Sifang a Nanchino. 
I quattro casi studio selezionati presentano aggetti che oscillano dai 15 ai 30 metri. La tipologia degli edifici è molto diversa: una casa per vacanze, un’università, un museo, una sede aziendale. Il sistema costruttivo però non cambia e cioè: travature metalliche ancorate a nuclei in c.a. elegantemente nascosti come torri della distribuzione (Sifang, Lamar,) come calotte polifunzionali (Milstein Hall), come fondazioni (Balancing Barn). Così, design ed innovazione tornano insieme per proporci nuove sfide e regalarci nuove emozioni. 

Autore: Cristina Donati
Pubblicato su Modulo 377/2012