(produzione) SanMarco Terreal Italia per la Chiesa di Santa Maria Nuova

Sintesi equilibrata tra lo sviluppo longitudinale tipico della basilica e quello verticale proprio della torre campanaria, la Chiesa di Santa Maria Nuova di Terranuova Bracciolini dell’architetto svizzero Mario Botta si configura come un luogo dalla tipologia inedita ed innovativa.
L’aula religiosa non propone esclusivamente un’unione tra orientamento orizzontale e verticale, manifestato con evidenza tanto nei prospetti laterali quanto osservando la facciata di ingresso, ma introduce uno schema bi-absidale che ne impronta la planimetria e la composizione volumetrica. L’edificio sacro nasce infatti dall’accostamento dinamico di due corpi identici e geometrici, unificati grazie ad un asse vetrato che si impone come riferimento simmetrico, come linea deputata a riassumere in se stessa le valenze compositive di un’architettura fortemente armoniosa e bilanciata. La sovrapposizione e la successione di riferimenti e modelli tipologici differenti è tale che la Chiesa sembra assorbire e restituire, matericamente, numerosi spunti mutuati dall’iconografia cristiana: dalla scala di Giacobbe alle tavole di Mosè, rievocate, appunto, una nella configurazione inclinata della copertura, l’altra nella successione dei due volumi. Iconografie, volumi e tipologie diverse dell’edilizia sacra sono tuttavia solo una parte di quella somma complessiva di elementi che hanno concorso alla progettazione di questo edificio - commissionato dalla Conferenza Episcopale Italiana -, il cui carattere fortemente unitario, compatto e rigoroso è raggiunto, con pari intensità di forza, grazie alla scelta del rivestimento esterno e allo studio dell’illuminazione. 
Il sottile equilibrio tra tradizione e innovazione, impresso nelle forme della Chiesa di Santa Maria Nuova, ritorna infatti nella definizione della sua pelle architettonica: un involucro studiato minuziosamente da SanMarco Terreal Italia con il maestro del Canton Ticino, con l’obiettivo comune di conquistare una rinnovata espressività di uno dei più antichi materiali da costruzione, il laterizio. Una serie di confronti reciproci ha condotto alla scelta di un mattone “a pasta molle” di colore rosato, frutto di una speciale miscela di argille, allo scopo di metter in luce i colori naturali della terra toscana e di Arezzo, ottenendo sfumature con tonalità diverse per ogni elemento. Realizzato nelle dimensioni di 12x25x5,5 cm, il materiale è stato impiegato per l’intero paramento murario esterno, plasmando una superficie priva di interruzioni anche in prossimità delle convessità volumetriche delle due contigue aree absidali. La posa persegue i medesimi criteri di innovazione che caratterizzano la progettazione dell’aula sacra: la dinamicità è realizzata mediante il particolare metodo di confezionamento del paramento murario, che prevede la sottolineatura del giunto orizzontale, molto solcato, e la conservazione del giunto verticale a filo mattone. L’esito finale è vibrante: il sistema di posa decritto, con i suoi effetti chiaroscurali, e la cromia studiata dall’azienda italiana, senza l’aggiunta di coloranti chimici, realizzano un rivestimento caratterizzato da un approccio contemporaneo a materiali tradizionali. 
Grazie ai suoi laboratori di ricerca e sviluppo, SanMarco Terreal Italia non ha messo a punto esclusivamente un mattone dalle indicate proprietà estetiche, ma ha consegnato all’architetto Mario Botta un materiale dotato di elevata massa, alta porosità e naturalità, privo dell’aggiunta di sabbie e additivi; un materiale, dunque, adeguato alle esigenze di biocompatibilità ed oltretutto capace di garantire una forte resistenza meccanica ed alla gelività e di assicurare buone prestazioni in termini di isolamento termico e acustico.

Autore: Daniele Bonalumi
Pubblicato su Modulo 364/2010