Pubblicato il 9 giugno 2016

(formazione) Riciclo post cemento

Sono stati sviluppati, di recente, studi sulla possibilità di incrementare il valore di sostenibilità tramite l’utilizzo nel mix design di inerti ottenuti dal riciclaggio di prodotti di scarto, demolizione o da rifiuto. Il discorso è ampio, di grande respiro e costituisce ancora un territorio appena all’inizio della esplorazione seppur dal suo concepimento la sperimentazione sta fornendo possibilità applicative con un know how che conforta il progresso della ricerca. In particolare, i mix design specializzati attualmente hanno consentito le prime sperimentazioni di strutture resistenti a sisma grazie agli studi e alla sperimentazione di laboratorio di Giacomo Moriconi dell’Università Politecnica delle Marche. 
Parallelamente l’evoluzione strutturale gli studi riguardano le possibilità di durabilità dei conglomerati realizzati con inerti riciclati confrontandoli con quelli confezionati con mix tradizionali e incrociandoli con dati anche economici di ottenimento di prestazioni congruenti con gli output progettuali e normativi.  
In tal senso la sperimentazione procede, in particolare, sui binari reologici legati al ritiro e deformativo viscosi come il fluage essendo quest’ultimo aspetto decisamente più complicato del primo. Nell’ambito delle ipotesi e della sperimentazione, per il ritiro occorre differenziare tra aggregati riciclati provenienti dal ciclo di costruzione e demolizione e aggregati riciclati ricavati da altre lavorazioni quali la plastica o da frantumazione selettiva tramite l’eliminazione di impurità presenti. 
Uno dei fattori che caratterizzano gli inerti riciclati è il volume d’acqua assorbito che dipende principalmente dalla presenza di malta cementizia legata all’inerte derivato che conduce a un valore maggiorato ma valuto da esperienze di laboratorio nell’ordine del 5% nel caso di aggregati grossi e del 10% per quelli fini per cui appare utile eseguire una rinnovata bagnatura dell’aggregato. 
Allargando il discorso e intervenendo sulla angolarità, parametro diverso dalla forma, si possono valutare effetti che influenzano la lavorabilità allo stato fresco individuandone in quelli arrotondati una superiore anche se si perde una quota di aderenza tra l’inerte e il cemento che influenza negativamente il valore della resistenza meccanica. In tal senso l’utilizzo del vetro fornisce una possibilità da approfondire come, ad esempio si sta realizzando presso la Secondo Università di Napoli dove la campagna di prove, condotta da Luigi Mollo e Rosa Agliata con variabilità volume di vetro rispetto a quello di sabbia fino al 100%, vede risultati incoraggianti anche nei limiti della normativa del 2008 con successiva fase per ambiente aggressivo ai fini della durabilità. 
In particolare, occorre segnalare come vi sia un incremento prestazionale aggiungendo all’inerte riciclato cenere volante opportunamente depurata della polvere ai fini del miglioramento del legame tra cemento e aggregato stesso. La presenza di aggregati riciclati e cenere volante modifica le proprietà reologiche del calcestruzzo fresco con riduzione del bleeding. 
Dato il maggior volume di micropori contenuti nella struttura, conseguente la sua maggior frazione volumetrica di pasta cementizia, per le problematiche relative al ritiro igrovolumetrico le deformazioni più evidenti si sono rilevate nel calcestruzzo così confezionato con valori anche del 30% rispetto a uno tradizionale. Si segnala invece una tendenza opposta per il creep, con parziale o totale presenza di aggregati riciclati lo scorrimento viscoso dopo un anno è del 20% inferiore a quello di un conglomerato con inerti lapidei. In definitiva, l’azione combinata del ritiro igrometrico e dello scorrimento viscoso indicano valori di deformazione non eccessivamente maggiori di quelli di un calcestruzzo ordinario. 
Per quanto riguarda la carbonatazione si evidenzia come l’inserimento nel mix di cenere voltante con inerti di riciclaggio influenzi la durabilità del calcestruzzo rivelandosi un apporto positivo. Si può affermare come per calcestruzzi caratterizzati da elevati volumi di cenere volante la carbonatazione abbia effetti minori data la minore permeabilità del conglomerato anche quando vengono miscelati volumi porosi come si caratterizzano quelli riciclati. In funzione di tale utilizzo di cenere volante con aggregati da riciclaggio sono stati testati presso lo stabilimento Colacem di Sesto Campano in Molise provini con quattro mix design corrispondenti ad altrettante curve granulometriche con riferimento a quella di Volomey. I cubetti sono stati testati dopo 5 ore e dopo 24 ore dal confezionamento per valutare l’influenza del ritiro nelle primissime ore di passaggio dallo stato fresco a quello indurito. Tale procedura è sembrata la più indicativa in quanto il fenomeno del ritiro in tale fase risulta maggiormente “controllabile” consentendo di pervenire a curve granuvolumetriche con mix mirati per ridurre il manifestarsi di tale problematica. La diminuzione di volume di inerte è stata compensata da una maggiore quantità di cemento tipo 52,5 R e consistenza S2. 
I risultati, sinteticamente, hanno indicato come la presenza di inerti da riciclaggio con aggiunta di cenere volante abbia confermato bassa idratazione del cemento stesso con conseguente minore presenza di fenomeni da ritiro in confronto ai provini confezionati con inerti lapidei. 


Pubblicato su Modulo 401, giugno 2016
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