(formazione) Mitigare il surriscaldamento per un buon bilancio termico

Il tema dell’isola di calore non trova ancora la necessaria attenzione da parte delle pubbliche amministrazioni. Eppure il fenomeno determina nella stagione estiva condizioni di invivibilità e gravi effetti sanitari e di inquinamento. A parte articoli di giornale e drammatizzazioni mediatiche lo stesso termine “isola di calore” appare estraneo a regolamenti edilizi e a piani di gestione del territorio. Il fenomeno e la sua gravità dipendono dal bilancio termico della città e quindi dal rapporto tra l’energia solare che riesce ad entrare, quella riflessa verso il cielo e quella dissipata attraverso il calore latente.
Naturalmente nel bilancio compare anche l’energia di origine antropica che richiede attenzioni di carattere diverso. Per ciò che attiene più specificatamente alle tecniche di controllo dell’isola di calore è necessario distinguere tra quelle orientate a ridurre l’energia solare che entra negli spazi urbani e quelle orientate alla mitigazione del surriscaldamento generato da tale energia. Si tratta infatti di due aspetti che richiedono politiche ed interventi diversi. Gli strumenti di riduzione dell’apporto di energia solare termica all’interno del cosiddetto “urban canopy layer”, sono basate da un lato sul potenziamento dell’albedo della città, attraverso la formazione delle superfici ad alto assorbimento dei tetti, sostituite con superfici riflettenti (cool roof), dall’altro sull’utilizzo delle potenzialità dissipatorie del calore latente, attraverso la realizzazione dei tetti verdi. Un buon effetto sull’albedo è dato evidentemente anche da superfici stradali chiare. E’ necessario però mettere in evidenza che l’adozione di superfici stradali riflettenti, anche se a diffusione lambertiana, può determinare il rischio che alla radiazione solare diretta che giunge sulle pareti e sulle finestre degli edifici, si aggiunga anche quella riflessa dalla strada. Naturalmente la presenza di basse alberature verdi sui marciapiedi può ridurre tale evenienza.
Per quanto riguarda la riduzione degli effetti dell’energia che entra nel canopy layer il problema è più complesso. Se tetti riflettenti, tetti verdi, strade e marciapiedi di colorazione chiara, permeabili all’acqua, alberi e vegetazione sono gli strumenti a disposizione, una politica vincente di mitigazione delle condizioni ambientali generate dall’isola di calore richiede una vera e propria operazione chirurgica di intervento sui microspazi urbani, favorendo la creazione di “green spot”, oasi urbane distribuite dove verde e acqua generano luoghi mitigati raggiungibili a piedi durante le canicole estive.
Deve essere però messo in evidenza che la mitigazione delle condizioni termiche ambientali degli spazi urbani è reso più complesso dall’articolazione volumetrica della città e dal caratteristico comportamento termo-emissivo delle superfici che si surriscaldano quando solarizzate.
Il comportamento inerziale delle superfici murarie fa si che il calore assorbito durante la giornata venga restituito durante le ore notturne. Ciò ostacola evidentemente il raffreddamento degli spazi urbani durante la notte. Il fenomeno diventa ancor più consistente nei cosiddetti “canyon urbani” a prevalente sviluppo verticale.
Questa condizione volumetrica determina un intrappolamento della radiazione infrarossa che, in termini contrapposti, le superfici verticali si scambiano. Essendo inoltre il fattore di vista del cielo molto ridotto le cessioni termiche notturne verso le fredde aree del cielo sono altrettanto ridotte. Tale complessità può essere controllata attraverso un’ottimizzata strutturazione del verde.
Dal punto di vista dei possibili interventi è necessario distinguere tra le aree storiche, aree periferiche e aree di trasformazione: nel primo caso esistono evidenti limitazioni, mentre nell’ultimo vi è campo libero e il tema della mitigazione del surriscaldamento può essere affrontato alla base con successo.
Un indicatore ancora generale per valutare l’efficienza di un intervento di greening della città è il cosiddetto rapporto Bowen tra il flusso di calore sensibile che entra nello spazio o nel microspazio urbano e il calore latente in grado di dissiparlo.
Deve però essere premesso, in linea generale, che un’estensione dei parchi periferici, pur importante, non può migliorare la situazione dall’interno del canopy layer della città. Gli effetti benefici dei parchi a ridosso di zone edificate riescono a penetrare nelle stesse solo per un centinaio di metri, ma solo in presenza di un’edificazione che faciliti la creazione di brezze tra aree verdi e zone urbane più calde. Naturalmente i parchi periferici sono importanti per evitare che la saldatura con gli altri conglomerati urbani si possa allargare e potenziare ulteriormente l’isola di calore.
Il tema del verde in città deve quindi essere affrontato con logiche più minute finalizzate ad una sorta di climatizzazione naturale degli spazi urbani.